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ART. 727 Codice Penale


Oggi come oggi, il caposaldo giuridico della difesa dei diritti animali è costituito dall'Art. 727 del Codice Penale.
Esso costituisce il punto d'arrivo di un lungo dibattito sulla dignità degli animali e sulle possibilità di tutelare i loro diritti fondamentali


Oggi dopo la modifica apportata dalla legge 22 novembre 1993 N. 473, il nuovo Art. 727 è sicuramente più ampio e articolato di quello vecchio, prevede più casi e pene severe. Dovrebbe avere maggiore efficacia deterrente, anche se non appare ancora del tutto sufficiente ai fini di una piena tutela degli animali.
Ma vediamo in sintesi i punti più importanti :
L'Art. 727 del C.P. punisce con multe da 2 a 10 milioni i maltrattamenti degli animali e l'abbandono di animali domestici. Se assistete all'abbandono di un cane o gatto, prendete il numero di targa e denunciate il crimine alla polizia stradale o ai  carabinieri.

Se il maltrattamento è ancora in corso segnalatelo con urgenza onde evitare il protrarsi del reato in base
all'Art. 55 del C.P. La condizione di maltrattamento o malnutrizione può essere accertata e repressa da qualsiasi pubblico ufficiale o da un veterinario dell'USSL o da una guardia zoofila dell'E.N.P.A.

Gli animali devono essere tenuti in condizioni compatibili con la natura propria della specie, valutata anche secondo le necessità etologiche dell'animale. Ciò vuol dire in pratica che è vietato tenere cani alla catena
cortissima tutto il giorno, che questi devono avere cibo, acqua ed un riparo dal freddo, dalla pioggia, dal sole.

E' severamente vietato far lottare tra loro i cani o altri animali. Sono previste sanzioni accessorie per certe attività economiche come il trasporto, la mattazione,lo spettacolo, il commercio di animali: confisca degli animali stessi
revoca di autorizzazioni e licenze, interdizione dall'attività.

Potete far ricorso all'Art. 638 del C.P. qualora abbiano ucciso il vostro animale, denunciando il colpevole anche per l'arte 727 del C.P. la multa prevista è fino a Lit. 600.000; se l'animale è stato ucciso, c'è l'arresto da 6 mesi a 4 anni.
Il nuovo articolo 727 C.P. resta reato. Non e' stato infatti depenalizzato. Questo e' un punto fondamentale, perche' se fosse stato depenalizzato si sarebbe trasformato in una semplice infrazione amministrativa di ordine pecuniario, senza procedimento penale e soprattutto senza le possibilità di intervento preventivo consentito per mezzo della polizia giudiziaria sulla base del codice di procedura penale (perquisizioni, ispezioni, sequestri, etc.).

 

 

Legge 473/1993 in modifica dell'Art. 727 C.P.
 

Riportiamo qui il testo completo della legge 473 del 22 novembre 1993, che modifica
l'articolo 727 del codice penale in materia di maltrattamento di animali.

Dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 26 novembre 1993.

Con la legge 473 del 22 novembre
1993,l'articolo 727 e' sostituito dal seguente:
 
"Art. 727 (Maltrattamento di animali) -
Chiunque incrudelisce verso animali senza necessità o li sottopone a strazio o
sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche
anche etologiche,o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura o
abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività
e' punito con l'ammenda da lire duemilioni a lire dieci milioni.
 
La pena e' aumentata se il fatto e' commesso con mezzi particolarmente
dolorosi, quale modalità del traffico, del commercio, del trasporto,
dell'allevamento, della mattazione o di uno spettacolo di animali, o se causa
la morte dell'animale: in questi casi la condanna comporta la pubblicazione
della sentenza e la confisca degli animali oggetto del maltrattamento, salvo che 
appartengano a persone estranee al reato.
 
Nel caso di recidiva la condanna comporta l'interdizione dall'esercizio dell'attività
di commercio, di trasporto, di allevamento, di mattazione o di spettacolo.
 
Chiunque organizza o partecipa a spettacoli o manifestazioni che comportino
strazio o sevizie per gli animali e' punito con l'ammenda da lire due milioni a
lire dieci milioni. La condanna comporta la sospensione per almeno tre mesi della
licenza inerente l'attività commerciale o di servizio e, in caso di morte degli
animali o di recidiva, l'interdizione dell'esercizio dell'attività' svolta.
 
Qualora i fatti di cui ai commi precedenti siano commessi in relazione all'esercizio
di scommesse clandestine la pena e' aumentata della metà e la condanna comporta
la sospensione della licenza di attività commerciale, di trasporto o di allevamento
per almeno dodici mesi."
 
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella raccolta ufficiale
degli atti normativi della Repubblica italiana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge dello Stato.
 
        Data a Roma, addì 22 novembre 1993
        
Scalfaro Ciampi, Presidente del Consiglio dei Ministri


 

 

Legge 20 luglio 2004, n. 189

(G.U. n. 178 del 31 luglio 2004)

Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonchè di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate.

 

testo in vigore dal 1° agosto 2004


La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga
la seguente legge:

 

Art. 1
Modifiche al codice penale

1. Dopo il titolo IX del libro II del codice penale è inserito il seguente:

"TITOLO IX-BIS.

DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI


Art. 544-bis

Uccisione di animali

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.

Art. 544-ter.

(Maltrattamento di animali)

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.

Art. 544-quater.

(Spettacoli o manifestazioni vietati)

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all’esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sè od altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale.

Art. 544-quinquies.

(Divieto di combattimenti tra animali)

Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro.
La pena è aumentata da un terzo alla metà:
1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate;
2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;
3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni.
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.
Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Art. 544-sexies.

(Confisca e pene accessorie)

Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dagli articoli 544-ter, 544-quater e 544-quinquies, è sempre ordinata la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato. È altresì disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell’attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta è pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attività. In caso di recidiva è disposta l’interdizione dall’esercizio delle attività medesime".


2. All’articolo 638, primo comma, del codice penale, dopo le parole: "è punito" sono inserite le seguenti: ", salvo che il fatto costituisca più grave reato".
3. L’articolo 727 del codice penale è sostituito dal seguente:


"Art. 727. - (Abbandono di animali). Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".

 

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note all’art. 1:
- Il titolo IX del libro II del codice penale reca: "Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume".
- Si riporta il testo dell’art. 638 del codice penale, come modificato dalla legge qui pubblicata:
"Art. 638 (Uccisione o danneggiamento di animali altrui). - Chiunque senza necessità uccide o rende inservibili o comunque deteriora animali che appartengono ad altri è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire seicentomila.
La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.
Non è punibile chi commette il fatto sopra volatili sorpresi nei fondi da lui posseduti e nel momento in cui gli recano danno".
Art. 2
Divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce
1. È vietato utilizzare cani (Canis familiaris) e gatti (Felis catus) per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare o introdurre le stesse nel territorio nazionale.
2. La violazione delle disposizioni di cui al comma 1 è punita con l’arresto da tre mesi ad un anno o con l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro.
3. Alla condanna consegue in ogni caso la confisca e la distruzione del materiale di cui al comma 1.
Art. 3
Modifica alle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale

1. Dopo l’articolo 19-bis delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale sono inseriti i seguenti:
"Art. 19-ter. - (Leggi speciali in materia di animali). Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.
Art. 19-quater. - (Affidamento degli animali sequestrati o confiscati). Gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell’interno".
2. Il decreto di cui all’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale è adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 4
Norme di coordinamento

1. All’articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116, al comma 8, le parole: "ai sensi dell’articolo 727 del codice penale" sono sostituite dalle seguenti: "con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro".
2. Il comma 5 dell’articolo 5 della legge 14 agosto 1991, n. 281, è abrogato.
3. Alla legge 12 giugno 1913, n. 611, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 1 è abrogato;
b) all’articolo 2, lettera a), le parole: "dell’articolo 491 del codice penale" sono sostituite dalle seguenti: "del titolo IX-bis del libro II del codice penale e dell’articolo 727 del medesimo codice";
c) all’articolo 8, le parole: "dell’articolo 491" sono sostituite dalle seguenti: "dell’articolo 727".

 

Note all’art. 4:
- Si riporta il testo dell’art. 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116, (Attuazione della direttiva n. 86/609/CEE in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici), come modificato dalla legge qui pubblicata:
"Art. 4. - 1. Gli esperimenti di cui all’art. 3 possono essere eseguiti soltanto quando, per ottenere il risultato ricercato, non sia possibile utilizzare altro metodo scientificamente valido, ragionevolmente e praticamente applicabile, che non implichi l’impiego di animali.
2. Quando non sia possibile ai sensi del comma 1 evitare un esperimento, si deve documentare all’autorità sanitaria competente la necessità del ricorso ad una specie determinata e al tipo di esperimento; tra più esperimenti debbono preferirsì:
1) quelli che richiedono il minor numero di animali;
2) quelli che implicano l’impiego di animali con il più basso sviluppo neurologico;
3) quelli che causano meno dolore, sofferenza, angoscia o danni durevoli;
4) quelli che offrono maggiori probabilità di risultati soddisfacenti.
3. Tutti gli esperimenti devono essere effettuati sotto anestesia generale o locale.
4. Un animale non può essere utilizzato più di una volta in esperimenti che comportano forti dolori, angoscia o sofferenze equivalenti.
5. Gli esperimenti devono essere eseguiti, direttamente o sotto la loro diretta responsabilità, da laureati in medicina e chirurgia, medicina veterinaria, biologia, scienze naturali o da persone munite di altro titolo riconosciuto idoneo ed equivalente con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro della università e della ricerca scientifica e tecnologica.
6. Le persone che effettuano esperimenti o quelle persone che si occupano direttamente o con compiti di controllo di animali utilizzati in esperimenti devono avere un’istruzione e una formazione adeguata.
7. La persona che esegue l’esperimento o ne ha la supervisione deve inoltre avere una formazione scientifica attinente alle attività sperimentali di sua competenza ed essere in grado di manipolare e curare gli animali di laboratorio, deve inoltre aver dimostrato all’autorità competente di aver raggiunto un sufficiente livello di formazione in proposito.
8. Le violazioni di cui al comma 3, sono punite con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro, oltre che con la sanzione amministrativa da lire 10 milioni a lire 100 milioni; in caso di violazione continuata o di recidiva, la sanzione amministrativa è aumentata di un terzo e, indipendentemente dal procedimento penale, il responsabile viene sospeso per un massimo di cinque anni da ogni autorizzazione ad effettuare esperimenti su animali.
9. Per le violazioni al comma 4, si applica la sanzione amministrativa, pecuniaria di cui al comma 8 diminuita di un terzo.
10. Le violazioni ai commi 5, 6 e 7 sono punite, salvo che il fatto costituisca reato, con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 5 milioni a lire 40 milioni".
- Si riporta il testo dell’art. 5 della legge 14 agosto 1991, n. 281, (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), come modificato dalla legge qui pubblicata:
"Art. 5 (Sanzioni). - 1. Chiunque abbandona cani, gatti o qualsiasi altro animale custodito nella propria abitazione, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire un milione.
2. Chiunque omette di iscrivere il proprio cane all’anagrafe di cui al comma 1 dell’art. 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centocinquantamila.
3. Chiunque, avendo iscritto il cane all’anagrafe di cui al comma 1 dell’art. 3, omette di sottoporlo al tatuaggio, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centomila.
4. Chiunque fa commercio di cani o gatti al fine di sperimentazione, in violazione delle leggi vigenti, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire dieci milioni.
5. (Comma abrogato).
6. Le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 confluiscono nel fondo per l’attuazione della presente legge previsto dall’art. 8.".
- Si riporta il testo degli articoli 2 e 8 della legge 12 giugno 1913, n. 611 (Provvedimenti per la protezione degli animali), come modificati dalla legge qui pubblicata:
"Art. 2. - Possono conseguire la personalità giuridica le Società protettrici degli animali che si prefiggono tutti od alcuno degli scopi seguenti o scopi affini:
a) promuovere, anche a mezzo di agenti propri, la più efficace applicazione del titolo IX-bis del libro II del codice penale e dell’art. 727 del medesimo codice e delle disposizioni stabilite nella presente o in altre leggi o regolamenti dello Stato o dei comuni, riflettenti la protezione degli animali;
b) frenare i mali trattamenti e le eccessive fatiche, a cui possono essere assoggettati gli animali, istruendo i conducenti ed i guardiani nella loro arte, e ammaestrandoli a proporzionare le fatiche alle forze degli animali e a trame il miglior risultato utile, senza che ne siano debilitati o vessati;
c) educare le popolazioni a non incrudelire verso gli animali, sia col mezzo di pubbliche e popolari conferenze, sia distribuendo opuscoli o stampati, sia concedendo premi agli insegnanti che diano nella scuola speciali istruzioni sulla necessità di proteggere gli animali.".
"Art. 8. - Metà delle ammende a cui siano condannati i contravventori alle disposizioni della presente legge e dell’art. 727 del codice penale, in seguito a denuncia delle guardie delle Società protettrici degli animali, sono devolute alle Società stesse.".
Art. 5
Attività formative
1. Lo Stato e le regioni possono promuovere di intesa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l’integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto, anche mediante prove pratiche.
Art. 6
Vigilanza

1. Al fine di prevenire e contrastare i reati previsti dalla presente legge, con decreto del Ministro dell’interno, sentiti il Ministro delle politiche agricole e forestali e il Ministro della salute, adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di coordinamento dell’attività della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo forestale dello Stato e dei Corpi di polizia municipale e provinciale.
2. La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute.
3. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per lo Stato e gli enti locali.

Nota all’art. 6:
- Si riporta il testo degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale:
"Art. 55 (Funzioni della polizia giudiziaria). - 1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale.
2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria.
3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria".
"Art. 57. (Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria).
- 1. Salve le disposizioni delle leggi speciali, sono ufficiali di polizia giudiziaria:
a) i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti e gli altri appartenenti alla polizia di Stato ai quali l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità;
b) gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza, degli agenti di custodia e del corpo forestale dello Stato nonchè gli altri appartenenti alle predette forze di Polizia ai quali l’ordinamento delle rispettive amministrazioni riconosce tale qualità;
c) il sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio della polizia di Stato ovvero un comando dell’Arma dei carabinieri o della guardia di finanza.
2. Sono agenti di polizia giudiziaria:
a) il personale della polizia di Stato al quale l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità;
b) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali e, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio;
3. Sono altresì ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, nei limiti del servizio cui sono destinate e secondo le rispettive attribuzioni, le persone alle quali le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste dall’art. 55.".

Art. 7
Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni
1. Ai sensi dell’articolo 91 del codice di procedura penale, le associazioni e gli enti di cui all’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge.

Note all’art. 7:
- Si riporta il testo dell’art. 91 del codice di procedura penale:
"Art. 91 (Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato).
- 1. Gli enti e le associazioni senza scopo di lucro ai quali, anteriormente alla commissione del fatto per cui si procede, sono state riconosciute, in forza di legge, finalità di tutela degli interessi lesi dal reato, possono esercitare, in ogni stato e grado del procedimento, i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa dal reato".
- Per il testo dell’art. 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale vedi art. 3 della presente legge.
Art. 8
Destinazione delle sanzioni pecuniarie
1. Le entrate derivanti dall’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero della salute e sono destinate alle associazioni o agli enti di cui all’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale.
2. Con il decreto di cui all’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale, sono determinati i criteri di ripartizione delle entrate di cui al comma 1, tenendo conto in ogni caso del numero di animali affidati ad ogni ente o associazione.
2. Entro il 25 novembre di ogni anno il Ministro della salute definisce il programma degli interventi per l’attuazione della presente legge e per la ripartizione delle somme di cui al comma 1.

Nota all’art. 8:
- Per il testo dell’art. 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale vedi note art. 3 della presente legge.
Art. 9
Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.


Data a Roma, addì 20 luglio 2004

CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto, il Guardasigilli Castelli

 

 

 

 

MINISTERO DELLA SALUTE

ORDINANZA 24 dicembre 2002 - Misure cautelari per la tutela dei cani e gatti domestici. (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 15 del 20 gennaio 2003)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;

Vista la legge 14 agosto 1991, n. 281, legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, in particolare l'art. 1 che assegna allo Stato la promozione e la disciplina della tutela degli animali d'affezione al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente;

Considerato che il perseguimento del sopra citato obiettivo di tutela degli animali d'affezione comporta la necessità e l'urgenza di adottare, in assenza di apposita normativa comunitaria, una specifica disciplina cautelare per i cani e gatti domestici, anche al fine di impedire riprovevoli utilizzi commerciali delle relative pelli e pellicce, oggetto di segnalate, illecite introduzioni nel territorio nazionale;

Visto l'art. 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;

Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

Vista l'ordinanza 21 dicembre 2001 recante misure cautelari per la tutela dei cani e gatti domestici;

Ritenuto che sussistono tuttora le ragioni che hanno determinato l'adozione della predetta ordinanza 21 dicembre 2001;

Vista la direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 che prevede una procedura di informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche, e successive modifiche;

Ordina:

Art. 1.

1. È vietato:

a) utilizzare cani (Canis familiaris) e gatti (Felis catus) per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli e dalle pellicce di dette specie animali;

b) detenere o commercializzare pelli e pellicce di cane e gatto delle specie di cui alla lettera a);

c) introdurre nel territorio nazionale pelli e pellicce di cane e di gatto delle specie di cui alla lettera a), per qualsiasi finalità o utilizzo, nonché capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli e dalle pellicce di dette specie ammali.

Art. 2.

La violazione della predetta ordinanza comporta l'applicazione delle sanzioni previste dall'art. 650 del codice penale. All'accertamento della violazione consegue il sequestro del materiale rinvenuto, che deve essere immagazzinato e distrutto con spese a carico del soggetto interessato.

La presente ordinanza ha efficacia per un anno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 24 dicembre 2002

Il Ministro: SIRCHIA

Registrato alla Corte dei conti il 14 gennaio 2003

Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 1 Salute, foglio n. 8

 

 

 

Sono previste per i contravventori sanzioni pecuniarie
Vietato il collare elettrico sui cani
(Ord. Min. Salute 5.7.2005 - GU n. 158 del 9.7.2005)

E' vietato e punito con sanzioni pecuniarie l'uso del collare elettrico, oppure di strumenti similari, sui cani, in qualsiasi circostanza. Qualora poi l'uso sia associato all'organizzazione clandestina di spettacoli che comportino strazio o sevizie per questi animali (come i famigerati combattimenti tra cani), è previsto anche l'arresto e la reclusione da quattro mesi a due anni. Lo stabilisce l'Ordinanza del Ministero della Salute datata 5 luglio 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.158 del 9 luglio 2005.(20 luglio 2005)

MINISTERO DELLA SALUTE ORDINANZA 5 luglio 2005 Divieto dell'uso del collare elettrico e di altro analogo strumento sui cani.

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Vista la legge 14 agosto 1991, n. 281[1]: Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, in particolare l'art. 1 che assegna allo Stato la promozione e la disciplina della tutela degli animali d'affezione al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animali e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente;

Visto l'Accordo 6 febbraio 2003: Accordo tra Ministero della salute, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy;

Vista l'ordinanza 27 agosto 2004: Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressività dei cani;

Vista la legge 20 luglio 2004, n. 189 [2]: Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonchè di impiego degli stessi in combattimenti;

Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 [3];

Considerata la necessità e l'urgenza di vietare l'uso dei collari elettrici per cani, usati in particolare per l'addestramento, mentre tali strumenti sono considerati coercitivi in quanto provocano dolore e paura nei cani e quindi sono vietati anche dalla FCI e dall'ENCI;

Ritenuto che l'uso di questo strumento provoca maltrattamento degli animali e pertanto coloro che lo usano sono da perseguire ai sensi della recente legge 20 luglio 2004, n. 189;

Ordina:

Articolo 1.

1. L'uso del collare elettrico e di altro analogo strumento, che provoca effetti di dolore sui cani, nella fase di addestramento ed in ogni altra fase del rapporto uomo-cane rientra nella disciplina sanzionatoria prevista dall'art. 727, secondo comma, del codice penale [4]così come introdotto dall'art. 1, comma 3 della legge 20 luglio 2004, n. 189 [5];

2. La presente ordinanza è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed ha efficacia per un anno a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione.

Roma, 5 luglio 2005

Il Ministro: Storace



 

 

 

 

RAZZE CANINE PERICOLOSE

E’ entrata in vigore il 14 gennaio, giorno successivo alla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, l’ordinanza del Ministero della Salute del 12 dicembre 2006, avente oggetto la “tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani.”

L’efficacia è limitata ad un anno, periodo in cui si sancisce, tra l’altro, il divieto del taglio della coda e delle orecchie.

Si prescrive, altresì, l’obbligo per i proprietari e detentori di cani di applicare agli stessi la museruola alternativamente al guinzaglio quando circolano per le vie pubbliche e invece entrambi quando si trovano nei locali pubblici e sui mezzi pubblici di trasporto.

Per i cani ritenuti a rischio di aggressività – elencati in calce alla stessa ordinanza – vanno applicati in ogni caso il guinzaglio e la museruola, prescrizioni da cui restano esclusi i cani dei non vedenti o non udenti, addestrati come guida e quelli in dotazione alle Forze armate, di Polizia, di Protezione civile e dei Vigili del fuoco.

LEGGE ITALIANA
ORDINANZA 12 dicembre 2006 Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani (Gazzetta Ufficiale N. 10 del 13 Gennaio 2007)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
Visto l’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
Visto l’articolo 10 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, approvata a Strasburgo il 13 novembre 1987, firmata anche dall’Italia;
Vista la legge 14 agosto 1991, n. 281, legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo, in particolare l’articolo 1 che stabilisce che lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi e favorisce la corretta convivenza tra uomo ed animale;
Visto il D.P.C.M. 28 febbraio 2003,che ratifica l’accordo 6 febbraio 2003 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy;
Considerato che l’uso di collari elettrici o altri congegni atti a determinare scosse o impulsi elettrici sui cani procura paura e sofferenza e può provocare reazioni di aggressività da parte degli animali stessi, l’impiego di tali strumenti si configura come maltrattamento e chiunque li utilizzi è perseguibile ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 189;
Visti gli episodi di aggressione alle persone da parte di cani;
Ritenuta la necessità e l’urgenza di adottare, in attesa dell’emanazione di una disciplina normativa organica in materia, disposizioni cautelari a tutela della salute pubblica


ORDINA:

Articolo 1.

1. Sono vietati:

a) l’addestramento inteso ad esaltare l’aggressività dei cani;
b) l’addestramento inteso ad esaltare il rischio di maggiore aggressività di cani pit bull e di altri incroci o razze di cui all’elenco allegato;
c) qualsiasi operazione di selezione o di incrocio tra razze di cani con lo scopo di sviluppare l’aggressività;
d) la sottoposizione di cani a doping, così come definito all’articolo 1, commi 2 e 3, della legge 14 dicembre 2000, n. 376;
e) gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un cane, o finalizzati ad altri scopi non curativi, in particolare:
ì) il taglio della coda
ìì) il taglio delle orecchie
ììì) la recisione delle corde vocali

2. Il divieto di cui al punto 1 lettera e) non si applica agli interventi curativi necessari per ragioni di medicina veterinaria.

Articolo 2

1. I proprietari e i detentori di cani, analogamente a quanto previsto dallo articolo 83, primo comma, lettere c) e d) del Regolamento di polizia veterinaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, hanno l’obbligo di:
a) applicare la museruola o il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico;
b) applicare la museruola e il guinzaglio ai cani condotti nei locali pubblici e sui pubblici mezzi di trasporto.


2.  I proprietari e i detentori di cani di razza di cui all’elenco allegato devono applicare il guinzaglio e la museruola ai cani sia quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico sia quando si trovano nei locali pubblici o sui pubblici mezzi di trasporto

3. Gli obblighi di cui al comma 1 del presente articolo non si applicano ai cani per non vedenti o non udenti, addestrati come cani guida.

Articolo 3.

1. Chiunque possegga o detenga cani di cui all’articolo 1, comma 1 lettera b) ha l’obbligo di vigilare con particolare attenzione sulla detenzione degli stessi al fine di evitare ogni possibile aggressione a persone e deve stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio cane.

Articolo 4

1. L’uso di collari elettrici o altri congegni atti a determinare scosse o impulsi elettrici sui cani procura paura e sofferenza e può provocare reazioni di aggressività da parte degli animali stessi. Pertanto l’impiego di tali strumenti si configura come maltrattamento e chiunque li utilizzi è perseguibile ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 189.


 

Articolo 5

1. Si definisce cane con aggressività non controllata quel soggetto che, non provocato, lede o minaccia di ledere l’integrità fisica di una persona o di altri animali attraverso un comportamento aggressivo non controllato dal proprietario o detentore dell’animale.
2. I Servizi Veterinari tengono aggiornato un archivio dei cani morsicatori e dei cani con aggressività non controllata rilevati, al fine di predisporre i necessari interventi di controllo per la tutela della incolumità pubblica.
3. L’autorità sanitaria competente, in collaborazione con la Azienda Sanitaria Locale stabilisce:
a) i criteri per la classificazione del rischio da cani di proprietà con aggressività non controllata con i relativi parametri per la rilevazione;
b) i percorsi di controllo e rieducazione per la prevenzione delle morsicature;
c) l’obbligo per i proprietari dei cani cui al comma 1 di stipulare una polizza di assicurazione per la responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio cane;
d) ulteriori prescrizioni e misure atte a controllare o limitare il rischio di morsicature.

4. E’ vietato acquistare, possedere o detenere cani di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b) e di cui al comma 1 del presente articolo :
a) ai delinquenti abituali o per tendenza;
b) a chi è sottoposto a misure di prevenzione personale o a misura di sicurezza personale;
c) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione superiore a due anni;
d) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per i reati di cui agli articoli 727, 544-ter, 544-quater, 544-quinques del codice penale e, per quelli previsti dall’articolo 2 della legge 20 luglio 2004, n. 189;
e) ai minori di 18 anni e agli interdetti o inabilitati per infermità.

5. Il proprietario o il detentore di un cane di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b) e di cui al comma 1 del presente articolo che non è in grado di mantenere il possesso del proprio cane nel rispetto delle disposizioni di cui alla presente ordinanza deve interessare le autorità veterinarie competenti del territorio al fine di ricercare con le amministrazioni comunali idonee soluzioni di gestione dell’animale stesso ivi compresa la valutazione ai sensi dell’art. 2 comma 6 legge 14 agosto 1991, n. 281.

6. La presente ordinanza non si applica ai cani in dotazione alle Forze armate, di Polizia, di Protezione civile e dei Vigili del fuoco.

Articolo 6

1. Le violazioni delle disposizioni della presente ordinanza sono sanzionate dalle Amministrazioni competenti secondo i parametri territoriali in vigore.
2. La presente ordinanza è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed ha efficacia per un anno a decorrere dal giorno successivo alla sua pubblicazione.

Roma, 12 dicembre 2006
Il Ministro: Turco

Registrata alla Corte dei conti il 30 dicembre 2006 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 5, foglio n. 365

ALLEGATO:

Elenco delle razze canine e di incroci di razze a rischio di aggressività di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b, della presente Ordinanza:

 

 

American Bulldog

 

Cane da pastore di Charplanina

 

Cane da pastore dell’Anatolia

 

Cane da pastore dell’Asia centrale

 

Cane da pastore del Caucaso

 

Cane da Serra da Estrela

 

Dogo Argentino

 

Fila brazileiro

 

Perro da canapo majorero

 

Perro da presa canario

 

Perro da presa Mallorquin

 

Pit bull

 

Pit bull mastiff

 

Pit bull terrier

 

Rafeiro do Alentejo

 

Rottweiler

 

Tosa inu

 

 

Articolo 638 del Codice Penale

L'Art. 638 del C.P. prevede l'uccisione o il danneggiamento degli animali altrui. Il reato previsto in questo articolo è un reato più grave della semplice contravvenzione quale è il reato previsto dall'Art. 727 del C.P., e per tanto non è applicabile il discorso dell'oblazione.

Il proprietario dell'animale deve chiedere al giudice ( pretore ), entro tre mesi dal giorno in cui è venuto a conoscenza del fatto, di perseguire la persona o le persone che gliel'hanno ucciso o danneggiato.

Senza querela non succede nulla e se il proprietario dell'animale ritira la querela il giudice non può più proseguire la sua azione penale. A differenza dell'Art. 727 che prevede il maltrattamento degli animali, quindi è perseguibile d'ufficio, cioè una volta che il pretore ha ricevuto la notizia del reato procede da solo fino alla condanna o all'assoluzione, l'Art. 638 viene considerato reato contro il patrimonio.

Il legislatore punisce più duramente l'uccisione o il danneggiamento di animali intesi come di proprietà che non il maltrattamento degli animali stessi. La pena può consistere nella reclusione fino a un anno, ma anche in una multa di  Lit. 600.000.

Ma se il giudice decide di applicare solo la multa, il potere deterrente di questa norma sarà abbastanza inconsistente. L'unico vantaggio consiste nel fatto che non servono indagini per stabilire se l'animale è stato maltrattato o se ha sofferto, è sufficiente accertare la sua morte o il suo danneggiamento.

Quindi se escludiamo una condanna detentiva, l'Art. 727 del C.P. risulta essere più pesante come sanzioni pecuniarie  ( da 2 a 10 milioni ) che non nell'Art.638
( fino a Lit. 600.000 ). tenendo presente che la non menzione alla condanna nel casellario giudiziale può essere concessa solo nel caso di condanna o pena pecuniaria non superiore a un milione di lire  o a pena detentiva non superiore a due anni, il responsabile dei reati di cui all'Art. 638 C.P. potrà anche non vedersi  infangata la reputazione.

Chi invece venisse condannato per maltrattamenti agli animali ai sensi dell'Art. 727 C.P. a una pena pecuniaria superiore a un milione vedrà la sua condanna annotata nel casellario. Perciò bisognerà valutare attentamente tutte queste circostanze prima di avvalersi di una o dell'altra norma.

Anche per questo articolo la Corte di Cassazione ha elaborato alcuni principi :
Se un animale viene colpito con un corpo contundente ( pietre, bottiglie etc. )
per allontanarlo e gli si causa qualche danno, si ha una responsabilità per colpa
rilevante esclusivamente in sede civile ( Cass.31 marzo 1953 ).

Il deterioramento dell'animale può essere permanente o transitorio; pertanto sussiste
il reato anche nel caso in  cui all'animale sia stata cagionata una lesione
guaribile in breve tempo   (Cass. 27 giugno 1958 ).

Agli effetti dell'operatività della norma dell'Art. 638 C.P. il deterioramento dell'animale
può essere di natura temporanea; pertanto sussiste il reato anche nel caso di applicazione dolosa dell'animale [nella specie : cavallo da corsa ] di farmaci ipnotico-sedativi volti a produrre una diminuita utilizzabilità e un minor
rendimento di esso ( Pret. Roma 29 maggio 1973 ).

Perché il caso non venga punito in base all'Art. 638 C.P. occorre che il danno
in atto o il pericolo di esso sia imminente e non possa essere evitato con
forme meno drastiche della uccisione o danneggiamento dell'animale altrui
( Cass. 26 gennaio 1977 ).
 

 

 

SENTENZE VARIE

 

SENTENZE

  • La detenzione di un animale può integrare in astratto la fattispecie di cui l'art. 844 c.c., in quanto tale norma, interpretata estensivamente, è suscettibile di trovare applicazione in tutte le ipotesi di immissioni che abbiano carattere materiale, mediato o indiretto e provochino una situazione di intollerabilità attuale; pertanto, in mancanza di un regolamento condominiale di tipo contrattuale che vieti al singolo condomino di detenere animali nell'immobile di sua esclusiva proprietà, la legittimità di tale detenzione deve essere accertata alla luce dei criteri che presiedono la valutazione della tollerabilità delle immissioni. Trib. Piacenza 10 aprile 1990 n. 231, Arch. loc. 1990, 287.
     
  • Qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale vieti la detenzione di animali che possano turbare la quiete o l'igiene della collettività, il semplice possesso di cani o di altri animali non è sufficiente a far incorrere i condomini in questo divieto, essendo necessario che si accerti effettivamente il pregiudizio causato dalla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell'igiene. Pret. Campobasso 12 maggio 1990, Arch. loc. 1991, 176.
     
  • Il divieto di tenere bestie che possano recare disturbi e molestie ai condomini e allevamenti di ogni specie negli appartamenti, stabilito in regolamento di condominio di natura contrattuale, vincola sia i cindomini che i conduttori ed appresta una tutela più rigorosa di quella assicurata dal divieto di immissioni, di cui l'art. 844 c.c. Trib. Napoli 25 ottobre 1990.
     
  • In tema di condominio di edifici il divieto di tenere negli appartamenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva, sicchè in difetto di un'approvazione unanime. Le disposizioni anzidette sono inefficaci anche con riguardo a quei condomini che abbiano concorso con voto favorevole alla relativa approvazione, giacchè le manifestazioni di voto in esame, non essendo confluite in un atto collettivo valido ed efficace, costituiscono atti unilaterali atipici, di per sé inidonei ai sensi dell'art. 1987 c.c. a vincolare i loro autori, nella mancanza di una specifica disposizione legislativa che ne preveda l'obbligatorietà. Cass. civ. sez. II, 4 dicembre 1993, n. 12028.                                            

 

 

 

 

 

ANIMALI (UCCISIONE ECC.)  -  1999  1215 GIUR CASS

 

 

  • Maltrattamento animale
  • Cane tenuto con catena corta

In materia di maltrattamento di animali, la condotta di incrudelimento va intesa nel senso della volontaria inflizione di sofferenze, anche per insensibilità dell’agente. Comportamento, questo, che non necessariamente richiede un preciso scopo di infierire sull’animale. Peraltro determinare sofferenza non comporta necessariamente che si cagioni una lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere in soli patimenti.

La Corte ha ritenuto integrato il reato nell’aver tenuto legato un cane ad una catena corta e senza riparo.

(Cass. Pen. Sez. III – 29 gennaio 1999 n. 1215 – Rivista Penale n. 9/99 – 783 M).

 

ANIMALI (UCCISIONE ECC.) - 1999 8473 GIUR CASS

 

  • detenzione di uccelli ai fini di richiamo
  • Gabbie anguste

La detenzione in gabbia di uccelli da usare come richiami per la caccia, pur se lecita in sé, in quanto espressamente consentita dall’art. 4 della legge sulla caccia 11 febbraio 1992 n. 157, può dar luogo tuttavia, alla configurabilità del reato di maltrattamenti di animali, ove le gabbie siano di dimensioni così anguste da non consentire neppure movimenti fisiologici essenziali come l’apertura delle ali.

Cass.pen. sez. III I° luglio 1999 n. 8473 – Riv.Pen. n. 10/99 – 877 – S)

 

ANIMALI (UCCISIONE ECC.) - 1999 9905 GIUR CASS

 

  • Maltrattamenti di animali
  • Detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura

 

In tema di maltrattamento di animali, mentre l’ipotesi dell’"incrudelimento" può ragionevolmente essere ritenuta configurabile solo in presenza del dolo (poiché la crudeltà consiste in un comportamento umano cosciente e volontario), quella della detenzione di animali "in condizioni incompatibili con la loro natura" pure prevista dall’art. 727 c.p. può essere configurata anche a titolo di colpa, conformemente al principio generale vigente in materia di contravvenzioni, secondo per cui per tali reati si risponde, di regola, indifferentemente, per dolo o per colpa. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la responsabilità, a titolo di colpa, di un soggetto, il quale, in giornata estiva, aveva lasciato il proprio cane, per circa mezz’ora, chiuso a bordo di un’autovettura, sia pure parcheggiata in zona al momento ombrata e con i finestrini non completamente chiusi, precauzioni, queste, le quali non avevano però impedito che l’animale morisse per insufficienza cardiorespiratoria determinata dall’eccessivo calore).

Cass.pen. sez. III, 4 agosto 1999 –n. 9905 – Riv.Pen. n. 10/99 – 852.S)

 

ANIMALI (UCCISIONE ECC.) - 1998 9556 GIUR CASS

 

  • Omissione di cure

Il reato di cui all'art.727 c.p. è configurabile quando, accolto un animale presso di se il soggetto non si curi piu' del medesimo, mantenendolo in condizioni assolutamente incompatibili con la sua natura - nella specie consentendo che zecche e pulci infestassero il corpo del cane - ovvero in stato di sostanziale abbandono, attraverso la sua denutrizione.

(Cass. pen., sez. V, 28 agosto 1998, n.9556 - Rivista Penale, n.5/1999, 501, M.)



 

Sentenza della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione n. 46291/2003

Gli animali vanno trattati con umanità: sì alla condanna di chi prende a calci un cane:
Prendere a calci un cane per futili motivi è reato perché anche gli animali sono essere dotati di sensibilità e devono essere trattati con umanità. La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato così la condanna per il reato di maltrattamento di animali inflitta ad un uomo che aveva preso a calci il cane di una signora allo scopo di attirare l'attenzione della donna. Per il reato di maltrattamenti, ha spiegato la Suprema Corte, non è richiesta la lesione fisica all'animale, essendo sufficiente una sofferenza, in quanto la norma mira a tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità.

Sentenza della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione n. 2376 ( 2 marzo 1999)

Sempre punibile chi abbandona il cane:
Se un cane gettato fuori da una macchina segue la vettura, questa è la prova che il conducente è proprietario del cane. Così ha sentenziato la Suprema Corte affermando che non serve la prova della "domesticità" del cane per indicarne la proprietà. Basta aver accertato che l'animale veniva trasportato a bordo dell'autovettura e che una volta gettato fuori tentava di rincorrerla.

Sentenza della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione n.1394 (6 marzo 2000)

Se il cane abbaia non è disturbo della quiete:
Se gli ululati del cane non disturbano una pluralità di persone, ma solo un singolo vicino, non è configurabile il reato di disturbo alla quiete pubblica. La Suprema Corte ha affermato che affinchè vi sia disturbo alla pubblica tranquillità (art.659 c.p.) "è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone"

Sentenza della Corte di Cassazione del 30 gennaio 1999

Non prendersi cura dell'animale equivale a maltrattarlo:
Maltrattamento non è solo infliggere sofferenze ad un animale, ma anche rifiutarsi di compiere azioni necessarie al suo benessere, quali procurargli cibo, riparo ecc.

 

 

 

 

Sentenza: Annullamento ordinanza sindaco di Galliate "divieto alimentazione
animali randagi".
( Consiglio di Stato - Sez. III - Adunanza del 16.9.1997 - Sentenza 883 )


Oggetto:

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dalla Sig.ra Roberta Corradi per l’annullamento dell’ordinanza del Sindaco del comune di Galliate del 29.8.95, n. 87 e la dichiarazione di inefficacia della sanzione amministrativa comminatale.

Visto:

- la relazione trasmessa con nota del 14.5.97 e pervenuta il 2.6.97, con la quale il Ministero della Sanità, Dipartimento alimenti, nutrizione e sanità pubblica veterinaria, ha richiesto il parere del Consiglio di Stato

sul ricorso straordinario in oggetto;

- esaminati gli atti ed udito il relatore;

Considerato:

- che l'articolo 12, comma 2, della legge della regione Piemonte 26 aprile 1993, n. 34, dispone che "qualora si renda necessario, il comune, con il servizio veterinario della ASL, organizza interventi di controllo della popolazione felina che possono comprendere, secondo la natura e la gravità dei casi segnalati, in armonia con indicazioni contenute nel regolamento d'attuazione: a) l'affidamento della colonia ad una associazione per la protezione degli animali; b) il controllo delle nascite; c) la cattura e la collocazíone degli animali in affidamento od altra sede più idonea";

- che il sindaco di Galliate, con l'ordinanza qui impugnata, non ha disposto alcuno degli interventi sopra menzionati (nonostante che l'associazione protezione animali - Amici dei Gatti gli avesse, formalmente proposto la costruzione di un gattile), ma ha vietato di deporre alimenti di qualunque genere per la nutrizione dei gatti randagi o che, comunque, vivano in libertà in determinate zone del territorio comunale, disponendo sanzioni amministrative per i contravventori;

- che nessuna norma di legge, né statale né regionale, fa divieto di alimentare gatti randagi nel loro "habitat", cioè nei luoghi pubblici o privati in cui trovano rifugio;

- che l'ordinanza impugnata viola anche l'art. 2 della legge 14.8.1981, n. 281 (legge-quadro in materia di animali di affezione e prevenzione dei randagismo), secondo cui "i gatti che vivono in libertà sono sterilizzati dall'autorità sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo... Gli enti e le associazioni protezionistiche possono, d'intesa con le UU.SS.LL., avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura e la salute e le condizioni di sopravvivenza";

- che l'affermazione contenuta nella motivazione dell'ordinanza impugnata, relativa ai "possibili rischi per la salute umana a causa di malattie zootecniche", determinati dalla presenza delle colonie feline, è smentita dalla relazione allegata in atti, redatta dal responsabile del servizio veterinario della U.S.S.L. competente, a seguito di sopralluoghi effettuati su richiesta dei sindaco stesso, da cui risulta che i sopralluoghi, finalizzati ad evidenziare, attraverso l'osservazione macroscopica degli animati, sintomatologie evidenti riferite a malattie contagiose in atto, hanno avuto esito negativo;

- che l'ordinanza impugnata, per i motivi sopra esposti, deve ritenersi illegittima;

- che altrettanto va detto - conseguentemente - per la sanzione amministrativa inflitta al ricorrente con verbale n. 463 - del 7 giugno 1996, per violazione della medesima ordinanza;

P.Q.M.

esprime il parere che il ricorso straordinario in oggetto debba essere accolto.

 

 

SENTENZA DELLA TERZA SEZIONE PENALE DELLA CORTE DI CASSAZIONE n. 2376 (2 marzo 1999)

 

Sempre punibile chi abbandona  un cane:

Se un cane gettato fuori da  una macchina segue la vettura, questa è la prova che il conducente è proprietario del cane. Cosi ha sentenziato la Suprema Corte affermando che non serve la prova della "domesticità" del cane per indicare la proprietà. Basta aver accertato che l'animale veniva trasportato a bordo dell'autovettura e che una volta gettato fuori tentava di rincorrerla.

 

 

 

SENTENZA DELLA PRIMA SEZIONE PENALE DELLA CORTE DI CASSAZIONE n.1394 (6 marzo 2000)

 

Se il cane abbaia non è disturbo della quiete:

Se gli ululati del cane non disturbano una pluralità di persone, ma solo un singolo vicino, non è configurabile il reato di disturbo alla quiete pubblica. La Suprema Corte ha affermato che affinchè vi sia disturbo della pubblica tranquillità (art.659 c.p.) "è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone"

 

 

 

SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE del 30 gennaio 1999

 

Non prendersi cura dell'animale equivale a maltrattarlo:

Maltrattamento non è solo infliggere sofferenze ad un animale, ma anche rifiutarsi di compiere azioni necessarie al suo benessere, quali procuragli cibo, riparo ecc.

 

 

 

SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE del 1999 sulla legge 157/92 (legge sulla caccia)

 

Alcuni cacciatori maltrattano:

La sentenza ha stabilito che alcune pratiche venatorie, pur consentite dalla legge 157 non sono  compatibili con l'articolo 727 del codice penale. Causare sofferenze all'animale è reato sempre perseguibile anche nel caso in cui tali azioni sono consentite da altre leggi.

 

 

 

NESSUNA ORDINANZA, nè statale nè regionale, fa divieto di alimentare gatti randagi nel loro "habitat", cioè nei luoghi pubblici o privati in cui trovano rifugio.

 

 

ANIMALI IN CONDOMINIO

Capita spesso che tra condomini si creino dei litigi a causa della presenza di animali domestici nel condominio. In presenza di simili situazioni, è difficile trovare un giudice che fa allontanare un animale da un appartamento in quanto chi agisce in giudizio deve dimostrare con prove rigorose che l’animale o gli animali rechino disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone (art. 659 Codice Penale) o che si verifichino immissioni superiori alla normale tollerabilità (art. 844 Codice Civile).

Regolamento di condominio

L’articolo 1138 del codice civile prevede che quando in un edificio il numero dei condomini è superiore a dieci deve essere formato un regolamento. Il regolamento deve contenere le norme circa l’uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese, secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino, nonché le norme per la tutela del decoro dell’edificio e quelle relative all’amministrazione. Ciascun condomino può prendere l’iniziativa per la formazione del regolamento o per la revisione di quello esistente. Il regolamento deve essere approvato dall’assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Esso può essere impugnato davanti all’autorità giudiziaria entro trenta giorni dalla deliberazione che lo ha approvato. Le norme del regolamento non possono in alcun modo menomare i diritti di ciascun condomino, quali risultano dagli atti d’acquisto e dalle convenzioni.

Animali domestici negli appartamenti

Si può vietare ad un condomino la detenzione di un animale domestico nel suo appartamento?

Vietare ad un condomino la detenzione di un animale domestico nel suo appartamento significa menomare i suoi diritti. Il comma 4 dell’articolo 1138 del Codice Civile recita:”Le norme del regolamento non possono in alcun modo menomare i diritti di ciascun condomino, quali risultano dagli atti d’acquisto e dalle convenzioni”. Pertanto, solo se il condomino si sia contrattualmente obbligato a non detenere animali nel proprio appartamento può essere costretto ad allontanare i suoi animali, non potendo un regolamento condominiale di tipo non contrattuale, stabilire limiti ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva.

 

Giurisprudenza

·  In tema di condominio di edifici il divieto di tenere negli appartenenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva, sicché in difetto di un'approvazione unanime le disposizioni anzidette sono inefficaci anche con riguardo a quei condomini che abbiano concorso con il loro voto favorevole alla relativa approvazione,

giacché le manifestazioni di voto in esame, non essendo confluite in un atto collettivo valido ed efficace, costituiscono atti unilaterali atipici, di per sé inidonei ai sensi dell'art. 1987 c.c. a vincolare i loro autori, nella mancanza di una specifica disposizione legislativa che ne preveda l'obbligatorietà.

Cassazione civile sez. II, 4 dicembre 1993, n. 12028

 ·  Qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale vieti la detenzione di animali che possano turbare la quiete o l'igiene della collettività, il semplice possesso di cani o di altri animali non è

sufficiente a far incorrere i condomini in questo divieto, essendo necessario che si accerti effettivamente il pregiudizio causato alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o

dell'igiene.      Pretura Campobasso 12 maggio 1990,

   ·  Il pretore (o il conciliatore dopo l'entrata in vigore della legge n. 399 del 1984) è competente a conoscere "ratione materiae" ex art. 8 n. 4 c.p.c., della causa relativa all'interpretazione del regolamento condominiale, che vieta la detenzione di animali, in quanto la regolamentazione della detenzione di animali si riflette necessariamente sulle misure dell'uso delle cose comuni e dei servizi condominiali, quanto meno per il tempo necessario per portare un cane all'interno e all'esterno della singola unità condominiale. Pertanto tale causa non appartiene alla competenza residuale del tribunale come causa di valore indeterminabile.       Pretura Torino 7 novembre 1989,

 ·  La detenzione di un animale può integrare in astratto la fattispecie di cui all'art. 844 c.c., in quanto tale norma, interpretata estensivamente, è suscettibile di trovare applicazione in tutte le ipotesi di immissione che abbiano carattere materiale, mediato o indiretto e provochino una situazione di

intollerabilità attuale; pertanto, in mancanza di un regolamento condominiale di tipo contrattuale che vieti al singolo condominio di detenere animali nell'immobile di sua esclusiva proprietà, la legittimità di tale detenzione deve essere accertata alla luce dei criteri che presiedono la valutazione della tollerabilità delle immissioni.         Tribunale Piacenza 10 aprile 1990

 ·  La detenzione di animali in un condominio, essendo la suddetta facoltà una esplicazione del diritto dominicale, può essere vietata solo se il proprietario dell'immobile si sia contrattualmente obbligato a non detenere animali nel proprio appartamento, non potendo un regolamento condominiale di tipo non

contrattuale, quand'anche approvato a maggioranza, stabilire limiti (oneri reali e servitù) ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva, salvo che l'obbligo o il divieto imposto riguardino l'uso, la manutenzione e la eventuale modifica delle parti di proprietà esclusiva, e siano giustificati dalla necessità di tutelare gli interessi generali del condominio, come il decorso architettonico dell'edificio.      Tribunale Piacenza 10 aprile 1990 ell'ascensore per il trasporto di animali

·  L'impugnativa della delibera condominiale che stabilisce il divieto di introdurre animali nell'ascensore condominiale rientra nella competenza per materia del giudice conciliatore, trattandosi di controversia riguardante le modalità di estrinsecazione e di esercizio del diritto di usare l'ascensore. Infatti in tema di competenza, per "cause relative alle modalità di uso dei servizi condominiali" - di competenza del giudice conciliatore - devono intendersi quelle riguardanti i limiti qualitativi di esercizio delle facoltà contenute nel diritto di comunione e, quindi, quelle relative al modo più conveniente ed opportuno in cui tali facoltà devono essere esercitate, nel rispetto della parità di godimento in proporzione delle rispettive quote. Per "cause relative alla misura dei servizi del condominio" - di competenza del pretore - devono invece intendersi quelle concernenti una riduzione o limitazione quantitativa del diritto dei singoli condomini e, quindi, quelle aventi ad oggetto provvedimenti dell'assemblea o dell'amministrazione che, trascendendo la disciplina delle modalità qualitative di uso del bene comune, incidono sulla misura del godimento riconosciuto ai singoli condomini.        Cassazione civile sez. II, 15 ottobre 1994, n.8431

 ·  In tema di competenza per le cause concernenti rapporti di condominio, per "cause relative alle modalità di uso dei servizi condominiali", per le quali l'art. 7 c.p.c. attribuisce la competenza al

conciliatore, devono intendersi quelle riguardanti i limiti qualitativi di esercizio delle facoltà contenute nel diritto di comunione e, quindi, quelle relative al modo più conveniente ed opportuno in cui tali facoltà devono essere esercitate, nel rispetto della parità di godimento in proporzione delle rispettive

quote, secondo quanto stabilito dagli art. 1102 e 1118 c.c., nonché in conformità del valore della

maggioranza e delle eventuali disposizioni del regolamento condominiale; per "cause relative alla misura dei servizi del condominio", per le quali l'art. 8 n. 4 c.p.c. stabilisce la competenza del pretore, devono, invece, intendersi quelle concernenti una riduzione o limitazione quantitativa del diritto dei singoli condomini e, quindi, quelle aventi ad oggetto provvedimenti dell'assemblea o dell'amministratore che, trascendendo dalla disciplina delle modalità qualitative di uso del bene comune, incidono sulla misura del godimento riconosciuto ai singoli condomini; sussiste, infine, la

competenza ordinaria per valore qualora al condomino non derivi una limitazione qualitativa o quantitativa del suo diritto, ma la negazione "in radice" di esso. (In base ai suddetti principi, la S.C. ha ritenuto di competenza del conciliatore per una controversia relativa alla legittimità di una delibera

dell'assemblea dei condomini che aveva vietato l'uso dell'ascensore per il trasporto di animali (domestici) prevedendo, in caso di inosservanza, una sanzione di lire diecimila).

Cassazione civile sez. II, 15 ottobre 1994, n.8431

·  Il giudice può, con provvedimento d'urgenza ex art. 700 c.p.c., ordinare l'allontanamento di animali molesti (nella specie, cane) dal condominio, affidando l'esecuzione ad organi pubblici, con divieto assoluto di ritorno nell'edificio condominiale.

Tribunale Napoli, 8 marzo 1994

 

 

La legge quadro n° 281 del 14 agosto 1991

in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo

(dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 30 agosto 1991)


La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
promulga la seguente legge:

Art. 1
Principi generali

1.   Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente.

Art. 2
Trattamento dei cani e di altri animali di affezione

1.   Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione della nascite viene effettuato, tenuto conto del progresso scientifico, presso i servizi veterinari delle unità sanitarie locali. I proprietari o detentori possono ricorrere a proprie spese agli ambulatori veterinari autorizzati delle società cinofile, delle società protettrici degli animali e di privati.

2.   I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, non possono essere soppressi.

3.   I cani catturati o comunque provenienti dalle strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, non possono essere destinati alla sperimentazione.

4.   I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, sono restituiti al proprietario o al detentore.

5.   I cani vaganti non tatuati catturati, nonché i cani presso le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4 devono essere tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia, l'echinococcosi e altre malattie trasmissibili.

6.   I cani ricoverati nelle strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, e successive modificazioni, possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità.

7.   E' vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà.

8.   I gatti che vivono in libertà sono sterilizzati dall'autorità sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo.

9.   I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili.

10.                      Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d'intesa cone le unità sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza.

11.                      Gli enti e le associazioni protezioniste possono gestire le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, sotto il controllo sanitario dei servizi veterinari dell'unità sanitaria locale.

12.                      Le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4 possono tenere in custodia a pagamento cani di proprietà e garantiscono il servizio di pronto soccorso.

Art. 3
Competenze delle regioni

1.   Le regioni disciplinano con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'istituzione dell'anagrafe canina presso i comuni o le unità sanitarie locali nonché le modalità per l'iscrizione a tale anagrafe e per il rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento del cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore.

2.   Le regioni provvedono a determinare, con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per i cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle unità sanitarie locali. La legge regionale determina altresì i criteri e le modalità per il riparto tra i comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di loro competenza.

3.   Le regioni adottano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, un programma di prevenzione al randagismo.

4.   Il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti:

a.   iniziative di informazione da svolgere anche in ambito scolastico al fine di conseguire un corretto rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat;

b.   corsi di aggiornamento o formazione per il personale delle regioni, degli enti locali e delle unità sanitarie locali addetto ai servizi di cui alla presente legge nonché per le guardie zoofile volontarie che collaborano con le unità sanitarie locali e con gli enti locali.

5.   Al fine di tutelare il patrimonio zootecnico le regioni indennizzano gli imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti, accertate dal servizio veterinario dell'unità sanitaria locale.

6.   Per la realizzazione degli interventi di competenza regionale, le regioni possono destinare una somma non superiore al 25 per cento dei fondi assegnati alla regione dal decreto ministeriale di cui all'articolo 8, comma 2. La rimanente somma è assegnata dalla regione agli enti locali a titolo di contributo per la realizzazione degli interventi di loro competenza.

7.   Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione ai principi contenuti nella presente legge e adottano un programma regionale per la prevenzione del randagismo, nel rispetto dei criteri di cui al presente articolo.

Art. 4
Competenze dei comuni

1.   I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi destinati a tale finalità dalla regione.

2.   I servizi comunali e i servizi veterinari delle unità sanitarie locali si attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni di cui all'articolo 2.

Art. 5
Sanzioni

1.   Chiunque abbandona cani, gatti o qualsiasi altro animale custodito nella propria abitazione è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire un milione.

2.   Chiunque omette di iscrivere il proprio cane all'anagrafe di cui al comma 1 dell'articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centocinquantamila.

3.   Chiunque, avendo iscritto il cane all'anagrafe di cui al comma 1 dell'articolo 3, omette di sottoporlo al tatuaggio, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centomila.

4.   Chiunque fa commercio di cani o gatti al fine di sperimentazione, in violazione delle leggi vigenti, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire dieci milioni.

5.   L'ammenda comminata per la contravvenzione di cui al primo comma dell'articolo 727 del codice penale è elevata nel minimo a lire cinquecentomila e nel massimo a lire tremilioni.

6.   Le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 confluiscono nel fondo per l'attuazione della presente legge previsto dall'articolo 8.

Art. 6
Imposte

1.   Tutti i possessori di cani sono tenuti al pagamento di un'imposta comunale annuale di lire venticinquemila.

2.   L'acquisto di un cane già assoggettato all'imposta non dà luogo a nuove imposizioni.

3.   Sono esenti dall'imposta:

a.   i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge;

b.   i cani appartenenti ad individui di passaggio nel comune, la cui permanenza non si protragga oltre i due mesi o che paghino già l'imposta in altri comuni;

c.    i cani lattanti per il periodo di tempo strettamente necessario all'allattamento e non mai superiore ai due mesi;

d.   i cani adibiti ai servizi dell'Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza;

e.   i cani ricoverati in strutture gestiti da enti o associazioni protezioniste senza fini di lucro;

f.     i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai comuni.

Art. 7
Abrogazione di norme

1.   Sono abrogati gli articoli 130, 131, 132, 133, 134 e 135 del testo unico per la finanza locale approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n.1175 e successive modificazioni, e ogni disposizione incompatibile o in contrasto con la presente legge.

Art. 8
Istituzione del fondo per l'attuazione della legge

1.   A partire dall'esercizio finanziario 1991 è istituito presso il Ministero della sanità un fondo per l'attuazione della presente legge, la cui dotazione è determinata in lire 1 miliardo per il 1991 e in lire 2 miliardi a decorrere dal 1992.

2.   Il Ministro della sanità, con proprio decreto, ripartisce annualmente tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano le disponibilità del fondo di cui al comma 1. I criteri per la ripartizione sono determinati con decreto del Ministro della sanità adottato di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regione e le province autonome di Trento e di Bolzano, di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400.

Art. 9
Copertura finanziaria

1.   All'onere derivante dalla presente legge, pari a lire 1 miliardo per il 1991, lire 2 miliardi per il 1992 e lire 2 miliardi per il 1993, si fa fronte mediante utilizzo dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1991 all'uopo utilizzando l'accantonamento "Prevenzione del randagismo".

2.   Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 14 agosto 1991

COSSIGA, Presidente della Repubblica

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei Ministri


N O T E

Avvertenza:
il testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi dell'art.10, comma 3, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali è operativo il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.


Nota all'art.2:

- Gli articoli 86,87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria, approvato con D.P.R. n. 320/1954, sono così formulati:

"Art. 86 - I cani ed i gatti che hanno morsicato persone o animali, ogni qualvolta sia possibile catturarli, devono essere isolati e tenuti in osservazione per dieci giorni nei canili comunali. L'osservazione a domicilio può essere autorizzata su richiesta del possessore soltanto se non risultano circostanze epizoologicamente rilevanti ed in tale caso l'interessato deve dichiarare di assumersi la responsabilità della custodia dell'animale e l'onere per la vigilanza da parte del veterinario comunale.
Alla predetta osservazione ed all'isolamento devono essere sottoposti i cani e i gatti che, pure non avendo morsicato, presentano manifestazioni riferibili all'infezione rabica, nonché in sede opportuna, gli altri mammiferi che presentano analoghe manifestazioni. Ai fini della diagnosi anche questi animali non devono essere uccisi se il loro mantenimento in vita può essere assicurato senza pericolo.
Durante il predetto periodo di osservazione gli animali non devono essere sottoposti a trattamenti immunizzanti.
Nei casi di rabbia conclamata il sindaco ordina l'immediato abbattimento degli animali.
Qualora, durante il periodo di osservazione, l'animale muoia o venga ucciso prima che il veterinario abbia potuto formulare la diagnosi, si procede agli accertamenti diagnostici di laboratorio.
E' vietato lo scuoiamento degli animali morti per rabbia, i quali devono essere distrutti ai sensi dell'art. 10, lettera e), del presente regolamento.
Il luogo dove è stato isolato l'animale deve essere disinfettato."

"Art. 87 - I cani ed i gatti morsicati da altro animale riconosciuto rabico o fuggito o rimasto ignoto devono, di regola, essere subito soppressi con provvedimento del sindaco sempreché non debbano prima sottostare al periodo di osservazione di dieci giorni per avere, a loro volta, morsicato persone o animali.
Tuttavia su richiesta del possessore, l'animale, anziché essere abbattuto, può essere mantenuto sotto sequestro, a spese del possessore stesso, nel canile municipale o in altro locale stabilito dall'autorità comunale dove non possa nuocere per un periodo di mesi sei sotto vigilanza sanitaria.
Allo stesso periodo di osservazione devono sottostare i cani e i gatti contaminati o sospetti di essere stati contaminati da altro animale riconosciuto rabico.
I cani ed i gatti morsicati da animali sospetti di rabbia sono sottoposti a sequestro per soli dieci giorni se durante questo periodo l'animale morsicatore si è mantenuto sano.
Nel caso che l'animale venga sottoposto a vaccinazione antirabbica post-contagio da iniziarsi non oltre cinque giorni per ferite alla testa e non oltre sette giorni negli altri casi dal sofferto contagio, il predetto periodo di osservazione può essere ridotto a mesi tre o anche mesi due se l'animale si trova nel periodo di protezione antirabbica vaccinale pre-contagio.
Durante il periodo di trattamento antirabbico post-contagio l'animale deve essere ricoverato nel canile municipale o presso istituti universitari o zooprofilattici.
I cani e i gatti morsicati possono essere spostati, con le norme degli articoli 14 e 15 del presente regolamento, durante il periodo di osservazione, soltanto entro sette giorni dalla sofferta morsicatura.
Qualora durante il periodo di osservazione il cane o il gatto morsicato muoia o venga ucciso, si procede in conformità di quanto previsto dai commi quinto, sesto e settimo del precedente articolo."

"Art. 91 - Nei casi in cui l'infezione rabica assuma preoccupante diffusione il prefetto può ordinare agli agenti adibiti alla cattura dei cani ed agli agenti della forza pubblica di procedere, ove non sia possibile la cattura, all'uccisione dei cani e dei gatti vaganti ed adottare qualunque altro provvedimento eccezionale atto ad estinguere l'infezione".

N.B. - Per opportuna informazione si procede alla pubblicazione dell'art. 6 del citato D.P.R. n. 320/1954:

"Art. 6 - I direttori degli istituti universitari, degli istituti zooprofilattici sperimentali, delle sezioni medico-micrografiche dei laboratori provinciali di igiene e di profilassi e i direttori di qualsiasi laboratorio batteriologico che dagli accertamenti diagnostici di laboratorio rilevano l'esistenza di malattie infettive e diffusive, di cui all'art. 1, devono senza ritardo informare il veterinario provinciale e il veterinario del comune da cui proviene il materiale esaminato, rimettendo loro copia del reperto".

Nota all'art.5:

- Si trascrive il testo dell'art. 727 del codice penale, come modificato dal presente articolo:

"Art. 727 (Maltrattamento di animali) - Chiunque incrudelisce verso animali o senza necessità li sottopone a eccessive fatiche o torture, ovvero li adopera in lavori ai quali non siano adatti per malattia o per età, è punito con l'ammenda da lire cinquecentomila a tre milioni.
Alla stessa pena soggiace chi, anche per solo fine scientifico o didattico, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, sottopone animali vivi a esperimenti tali da destare ribrezzo.
La pena è aumentata se gli animali sono adoperati in giuochi o spettacoli pubblici i quali importino strazio o sevizie.
Nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, se il colpevole è un conducente di animali la condanna importa la sospensione dell'esercizio del mestiere, quando si tratta di un contravventore abituale o professionale".

Nota all'art.8:

- Il testo dell'art. 12 della legge n. 400/1988 (disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) è il seguente:

"Art. 12 (Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome) -

1.   E' istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con compiti di informazione, consultazione e raccordo, in relazione degli indirizzi di politica generale suscettibili di incidere nelle materie di competenza regionale, esclusi gli indirizzi generali relativi alla politica estera, alla difesa e alla sicurezza nazionale, alla giustizia.

2.   La Conferenza è convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri almeno ogni sei mesi, ed in ogni altra circostanza in cui il Presidente lo ritenga opportuno, tenuto conto anche delle richieste dei presidenti delle regioni e delle province autonome. Il Presidente del Consiglio dei Ministri presiede la Conferenza, salvo delega al Ministro per gli affari regionali, o se tale incarico non è attribuito, ad altro Ministro. La Conferenza è composta dai presidenti delle regioni a statuto speciale e ordinario e dai presidenti delle province autonome. Il Presidente del Consiglio dei Ministri invita alle riunioni della Conferenza i Ministri interessati agli argomenti iscritti all'ordine del giorno, nonché rappresentanti di amministrazioni dello Stato o di enti pubblici.

3.   La Conferenza dispone di una segreteria, disciplinata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro per gli affari regionali.

4.   Il decreto di cui al comma 3 deve prevedere l'inclusione nel contingente della segreteria di personale delle regioni o delle province autonome, il cui trattamento economico resta a carico delle regioni o delle province di provenienza.

5.   La conferenza viene consultata:

a.   sulle linee generali dell'attività normativa che interessa direttamente le regioni e sulla determinazione degli obiettivi di programmazione economica nazionale e della politica finanziaria e di bilancio, salve le ulteriori attribuzioni previste in base al comma 7 del presente articolo;

b.   sui criteri generali relativi all'esercizio delle funzioni statali di indirizzo e di coordinamento inerenti ai rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti infraregionali, nonché sugli indirizzi regionali relativi alla elaborazione ed attuazione degli atti comunitari che riguardano le competenze regionali;

c.    sugli altri argomenti per i quali il Presidente del Consiglio dei Ministri ritenga opportuno acquisire il parere della Conferenza.

6.   Il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro appositamente delegato, riferisce periodicamente alla commissione parlamentare per le questioni regionali sulle attività della conferenza.

7.   Il Governo è delegato ad emanare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della commissione parlamentare per le questioni regionali che deve esprimerlo entro sessanta giorni dalla richiesta, norme aventi valore di legge ordinaria intese a provvedere il riordino ed alla eventuale soppressione degli altri organismi a composizione mista Stato-regioni previsti sia da leggi che da provvedimenti amministrativi in modo da trasferire alla Conferenza le attribuzioni delle commissioni, con esclusione di quelle che operano sulla base di competenze tecnico-scientifiche e rivedere la pronuncia di pareri nelle questioni di carattere generale per le quali debbano anche essere sentite tutte le regioni e province autonome, determinando le modalità per l'acquisizione di tali pareri, per la cui formazione possono votare solo i presidenti delle regioni e delle province autonome".


LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n.60):

Presentato dall'on. Fiandrotti ed altri il 2 luglio 1987.

Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura); in sede referente, il 26 novembre 1987, con pareri delle commissioni I, V, VI e XII.

Assegnato nuovamente alla XII commissione (Affari sociali), in sede referente, il 13 dicembre 1988, con pareri delle commissioni I,V, VI e XIII.

Assegnato nuovamente alla XII commissione, in sede legislativa, il 9 luglio 1991.

Esaminato dalla XII commissione, in sede legislativa, e approvato il 16 luglio 1991, in un testo unificato con numeri 784 (Tagliabue ed altri) e 2796 (Procacci ed altri).

Senato della Repubblica (atto n.2928):

Assegnato alla 13a commissione (Territorio), in sede deliberante, il 24 luglio 1991, con pareri delle commissioni, 1a, 2a, 5a, 6a, 12a e della commissione per le questioni regionali.

Esaminato dalla 13a commissione e approvato l' 1 agosto 1991.

                                                                                  

                                                                                                                                                                  

            

 CODICE DEONTOLOGICO

CONSIGLIO NAZIONALE FNOVI

Roma 17 dicembre 2006

PREMESSE

Riteniamo importante ed indispensabile illustrare le premesse che hanno motivato le scelte fatte nella stesura del nuovo Codice Deontologico.

La professione veterinaria, pur nel rispetto dei principi e dei compiti che le sono propri, sta cambiando ed è necessaria una evoluzione coerente con le modificazioni del contesto socio-culturale in cui si espleta.

La sorgente degli indirizzi comportamentali a cui il medico veterinario deve ispirare e conformare la sua condotta professionale va ricercata proprio nel mutamento della sensibilità sociale e nella nuova concezione del rapporto uomo/animale.

Il Codice Deontologico si pone in proposito come guida adeguandosi, con proiezioni future, al contesto attuale per assicurare coerenza ai doveri eticoprofessionali in esso codificati.

Da sempre nella veterinaria gli interessi della categoria si coniugano con quelli della collettività, in risposta a mutue esigenze sanitarie in primo luogo, ma anche etiche e giuridiche, nell’ambito della salvaguardia e del benessere degli animali.

Modificare il Codice Deontologico veterinario significa entrare nei significati più profondi della professione, coglierne con sensibilità ogni esigenza di rinnovamento e statuendola con determinazione e coraggio, cercando di evitare conformismi o tentazioni corporative.

Le norme deontologiche in passato riguardavano più che altro il comportamento del medico veterinario verso i colleghi, attualmente il comportamento deontologico deve avere riguardo anche del cliente e del paziente.

Prima di procedere alla stesura dell’articolato abbiamo fatto un “brainstorming” su quello che avrebbe dovuto essere il nuovo Codice Deontologico sulle motivazioni, le caratteristiche e le finalità.

L’opera di modifica del Codice Deontologico veterinario si è svolta quindi attraverso una prima fase di analisi del contenuto normativo, intesa come occasione di verifica e riflessione sullo stesso, seguita dalla necessaria revisione di principi e precetti.

In questa fase sono state considerate le indicazioni pervenute dagli Ordini provinciali sollecitati a manifestare le loro necessità di modifica ed integrazione del vecchio Codice.

E’ stata quindi predisposta una bozza che è stata sottoposta al vaglio degli Ordini provinciali ed anche ad altre componenti interne ed esterne alla professione.

Nella stesura definitiva sono state recepite le osservazioni, le modifiche e le integrazioni proposte e considerate utili e costruttive nonché compatibili con l’impostazione, sia dagli Ordini provinciali sia da Istituzioni, Associazioni, Sindacati, Enti, Università ed Autorità che sono stati coinvolti.

* * * * * *

Principi generali di modifica

Ispirare il Codice Deontologico ai valori della bioetica

Evitare la citazione e la ripetizione di norme aventi forza di Legge in quanto pleonastiche, anche al fine di evitare un continuo aggiornamento del Codice Deontologico a seguito delle variazioni delle norme stesse

Evocare principi generali e non adempimenti giuridici precisi e dettagliati

Richiamare i doveri del medico veterinario nell’esercizio della professione

Definire prestigio e decoro della professione,e garantirne la credibilità

Ribadire le condizioni per l’esercizio della professione veterinaria

Sostenere e promuovere il benessere animale

Sottolineare la responsabilità professionale, il consenso informato e le Buone Pratiche Veterinarie con assicurazione di impegno e mezzi

Integrare le modifiche imposte dalla legge Bersani e dall’Autorità Garante su onorari e pubblicità

Richiamare il dovere di aggiornamento e la educazione medica continua

Normare il rapporto tra medici veterinari

Recepire il trend dell’Europa: libera scelta del professionista da parte dell’utente, diritto ad una qualificata prestazione e a una esaustiva informazione

* * * * * *

Alcuni articoli sono stati scritti in modo breve e sintetico perché inserire dettagli avrebbe appesantito la norma senza renderla totalmente esaustiva.

Ritenendo importante comunque proporre alcuni approfondimenti per facilitarne l’interpretazione, per alcuni articoli sono state predisposte delle note in calce.

Il Codice Deontologico deve essere uno strumento vivo e dinamico, passibile di miglioramenti e adeguamenti nel tempo per adattare la professione all’evoluzione del

contesto sociale in cui opera la categoria. Deve essere la linea guida e il riferimento del nostro comportamento professionale.

CODICE DEONTOLOGICO PER MEDICI VETERINARI

DISPOSIZIONI GENERALI E SPECIFICHE

OGGETTO E CAMPO DI APPLICAZIONE DEL CODICE DEONTOLOGICO

Art. 1 – Medico Veterinario – Il Medico Veterinario svolge la propria attività professionale al servizio della collettività e a tutela della salute pubblica

In particolare, dedica la sua opera:

- alla protezione dell'uomo dai pericoli e danni a lui derivanti dall'ambiente in cui vivono gli animali, dalle malattie degli animali e dal consumo delle derrate o altri prodotti di origine animale;

- alla prevenzione e alla diagnosi e cura delle malattie degli animali e al loro benessere;

alla conservazione e allo sviluppo funzionale del patrimonio zootecnico;

- alla conservazione e alla salvaguardia del patrimonio faunistico ispirate ai principi di tutela delle biodiversità, dell’ambiente e della coesistenza compatibile con l’uomo;

- alle attività legate alla vita degli animali familiari, da competizione sportiva ed esotici;

- alla promozione del rispetto degli animali e del loro benessere in quanto esseri senzienti;

- alla promozione di campagne di prevenzione igienico-sanitaria ed educazione

per un corretto rapporto uomo-animale;

- alle attività collegate alle produzioni alimentari, alla loro corretta gestione ad

alla valutazione dei rischi connessi.

Art. 2 – Definizione – La deontologia veterinaria è l'insieme dei principi e delle

regole che ogni Medico Veterinario deve osservare, e alle quali deve ispirarsi

nell'esercizio della professione. L’ignoranza della deontologia veterinaria non

esime dalla responsabilità disciplinare.

Art. 3 Ambito di applicazione – Le norme deontologiche si applicano a tutti i

Medici Veterinari nella loro attività, nei loro reciproci rapporti e nei confronti

degli utenti.

Art. 4 Potestà disciplinare – Spetta agli organi disciplinari la potestà di

infliggere sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme

deontologiche.

Le sanzioni devono essere commisurate alla gravità dei fatti e devono tener conto

della reiterazione dei comportamenti, nonché delle specifiche circostanze,

soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare l’infrazione.

Art. 5 Responsabilità disciplinare – La responsabilità disciplinare discende

dalla inosservanza o dall’ignoranza dei precetti e dalla volontarietà della condotta,

anche se omissiva.

Oggetto di specifica valutazione è il comportamento complessivo.

Art. 6 Attività all’estero e attività in Italia dei Medici Veterinari

Nell’esercizio di attività professionali all’estero, ove consentite, il Medico

Veterinario italiano è tenuto al rispetto delle norme deontologiche dello Stato in

cui viene svolta l’attività.

Del pari il Medico Veterinario comunitario o di Paese terzo, nell’esercizio

dell’attività professionale in Italia, quando questa gli sia consentita, è tenuto alla

conoscenza e al rispetto delle norme deontologiche italiane.

Art. 7 – Applicabilità – Le disposizioni del presente Codice Deontologico vanno

rispettate da ogni iscritto all'Albo professionale, anche da coloro che risultino

iscritti all’elenco speciale di cui al D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 e dai cittadini

degli Stati membri della comunità europea che abbiano ottenuto l’iscrizione

all’Albo ai sensi della legge 8 novembre 1984, n 750.

Art. 8 – Inosservanza – L'inosservanza o l’ignoranza dei precetti, degli obblighi

e dei divieti fissati dal presente Codice Deontologico costituisce abuso o

mancanza nell'esercizio della professione o fatto disdicevole al decoro

professionale, perseguibile disciplinarmente ai sensi delle vigenti Leggi..

DOVERI DEL MEDICO VETERINARIO

Art. 9 – Comportamento secondo scienza e coscienza – L’esercizio della

professione del Medico Veterinario deve ispirarsi a scienza e coscienza1.

Art. 10 Doveri di probità, dignità e decoro – Il Medico Veterinario deve

ispirare la propria condotta all’osservanza dei doveri di probità, dignità e decoro.

Art. 11 Doveri di lealtà e correttezza – Il Medico Veterinario deve svolgere la

propria attività professionale con lealtà e correttezza.

Art. 12 Dovere di indipendenza intellettuale – Nell’esercizio dell’attività

professionale il Medico Veterinario ha il dovere di conservare la propria

indipendenza intellettuale e difendere la propria libertà da pressioni o

condizionamenti esterni, prescindendo da religione, razza, nazionalità, ideologia

politica e sesso.

Art. 13 Dovere di segretezza e riservatezza – È dovere primario e

fondamentale del Medico Veterinario mantenere il segreto sull’attività prestata e

su tutte le informazioni di cui sia venuto a conoscenza a seguito dell’atto

professionale, fatti salvi i casi previsti per Legge.

Art. 14 Dovere di diligenza e prudenza – Il Medico Veterinario deve

adempiere ai propri doveri professionali con diligenza e prudenza. E’ tenuto a

denunciare all’Ordine ogni tentativo tendente ad imporgli comportamenti non

1 Tale comportamento deve essere inteso come l’espressione di quel delicato equilibrio che il

Medico Veterinario assume nelle scelte cliniche caso per caso, tra bagaglio scientifico collettivo ed

individuale e le personali convinzioni morali.

Scienza e coscienza non sono oggetto di arbitrio, ma seppur lasciate alle singole individualità

professionali, possono essere sempre oggetto di giudizio esterno del corpo professionale e

prevedono assunzione di forti responsabilità professionali sul proprio operato.

conformi al Codice Deontologico, da qualunque parte provenga. Deve a tal

proposito mettere l’Ordine nelle condizioni di provvedere alla sua tutela ed a

quella del decoro professionale.

Art. 15 Dovere di competenza – Il Medico Veterinario non deve accettare

incarichi che sappia di non poter svolgere con adeguata competenza.

Art. 16 Dovere di aggiornamento professionale – E’ dovere del Medico

Veterinario curare costantemente la propria preparazione professionale,

conservando e accrescendo le conoscenze con particolare riferimento ai settori nei

quali è svolta l’attività.

Art. 17 Dovere di informativa sull’esercizio professionale – È dovere del

Medico Veterinario dare informazioni all’utente sulla propria attività

professionale, secondo correttezza e verità.

Art. 18 – Dovere di assistenza – Il Medico Veterinario ha l'obbligo, nei casi di

urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura

delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo

attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza.

Art. 19 – Dovere di informativa sul benessere – E’ dovere del Medico

Veterinario informare il cliente sullo stato di benessere degli animali visitati.

Art. 20 – Dovere di tutela – Il Medico Veterinario è tenuto, nell’esercizio della

professione, alla tutela diretta ed indiretta della salute umana dai pericoli

provenienti da alimenti di origine animale e da animali.

RAPPORTI TRA MEDICI VETERINARI

Art. 21 Rapporto fra Colleghi – Il Medico Veterinario deve mantenere sempre

nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza e lealtà.

Il contrasto di opinione non deve violare i principi di un collegiale comportamento

e di un civile dibattito; ove non sia possibile risolvere direttamente tale contrasto,

occorre creare le condizioni affinché il Consiglio dell’Ordine promuova iniziative

di conciliazione.

Art. 22 Rapporti con il Consiglio dell’Ordine – Il Medico Veterinario è tenuto

a collaborare con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza per l’attuazione delle

finalità deontologiche istituzionali. Il Medico Veterinario che cambi la residenza,

trasferisca in altra provincia la sua attività o modifichi la sua condizione di

esercizio o cessi di esercitare la professione, è tenuto a darne tempestiva

comunicazione al Consiglio provinciale dell'Ordine di appartenenza.

L'Ordine provinciale, al fine di tenere un albo aggiornato, recepisce queste

modifiche e ne informa la Federazione Nazionale.

Art. 23 Rapporti con i collaboratori e sostituti – Il Medico Veterinario

titolare di struttura o esercente attività professionale deve retribuire con adeguato

compenso i Medici Veterinari suoi collaboratori e suoi sostituti; nel contempo

deve attuare le condizioni per il miglioramento professionale degli stessi.

I collaboratori ed i sostituti si devono fare carico della responsabilità professionale

contrattuale.

Art. 24 Rapporti con i tirocinanti – Il Medico Veterinario è tenuto verso i

tirocinanti ad assicurare la effettiva e proficua pratica professionale al fine di

consentire un’adeguata formazione.

RAPPORTI CON LA CLIENTELA

Art. 25 Rapporto di fiducia – Il rapporto con il cliente è fondato sulla fiducia e

sulla assunzione della responsabilità professionale.

Il Medico Veterinario è tenuto a informarsi sull’identità del cliente.

Art. 26 Autonomia del rapporto – Il Medico Veterinario ha l’obbligo di

salvaguardare gli interessi della clientela nel miglior modo possibile

nell’osservanza della legge e dei principi deontologici e del consenso informato

nella pratica veterinaria.

Il Medico Veterinario non deve consapevolmente consigliare interventi

inutilmente gravosi, né suggerire comportamenti, atti o negozi illeciti, fraudolenti

o affetti da nullità.

Il Medico Veterinario deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli

elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla

realizzazione di una operazione illecita.

Art. 27 Conflitto di interessi – Il Medico Veterinario ha l’obbligo di astenersi

dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto

d’interessi2.

Art. 28 Inadempienza professionale – Nel caso di assunzione di responsabilità

contrattuale è violazione dei doveri professionali, la mancata, ritardata o

negligente assistenza professionale, quando non scusabile o quando dovesse

procurare rilevante trascuratezza degli interessi del cliente.

Art. 29 Obbligo di informazione e consenso informato nella pratica

veterinaria3 – Il Medico Veterinario, all’atto dell’assunzione di responsabilità

2 Si verifica un conflitto di interessi quando il Medico Veterinario si trova in una condizione nella

quale il comportamento e le scelte nonché il giudizio professionale riguardante un interesse

primario – la salute del paziente, la veridicità dei risultati di una ricerca, l’oggettività della

prestazione d’informazione, le finalità istituzionali, gli interessi del cliente ecc – è

comprovatamente alterato da un interesse secondario come la ricerca di un vantaggio personale di

qualunque natura.

Il conflitto d’interesse non è un comportamento, ma è una condizione e proprio per questo diviene

moralmente riprovevole soltanto quando provoca comportamenti riprovevoli.

3 E’ necessario esplicitare la differenza tra consenso informato in medicina umana e veterinaria.

Per consenso informato si intende l’affermazione dell’autonomia individuale ( in atto o potenziale)

del paziente nelle pratiche mediche. Questa definizione può valere solo per coloro che ne

posseggono le caratteristiche indispensabili cioè l’uomo e non gli animali.

Nel testo si parla di consenso informato nella pratica veterinaria a ragione del fatto che il termine

è entrato in uso e che nella sua estrinsecazione pratica comporta il trattare lo stesso genere di

argomentazione della medicina umana (diagnosi, terapia ecc.) senza per questo pensare di

attribuire al paziente le stesse caratteristiche di autonomia tipiche dell'essere umano.

Nell'ambito dell'espletazione del consenso informato il medico veterinario può fare riferimento al

sistema di controllo della qualità e alle buone pratiche veterinarie che applica nella propria

struttura.

contrattuale, è tenuto ad informare chiaramente il cliente della situazione clinica e

delle soluzioni terapeutiche. Deve precisare i rischi, i costi ed i benefici dei

differenti ed alternativi percorsi diagnostici e terapeutici, nonché le prevedibili

conseguenze delle scelte possibili. Il Medico Veterinario nell'informare il cliente

dovrà tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la

massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche.

Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del cliente deve essere

soddisfatta.

Il Medico Veterinario deve, altresì, soddisfare le richieste di informazione del

cittadino in tema di prevenzione.

Il Medico Veterinario è tenuto ad informare il cliente sui prevedibili stati di

sofferenza e di dolore dell’animale paziente e la durata presumibile dell’intervento

professionale.

È obbligo del Medico Veterinario comunicare al cliente la necessità del

compimento di determinati atti al fine di evitare sofferenze, dolore o prolungati

stati di malessere dell’animale paziente.

Art. 30 – Medicine non convenzionali – La pratica delle Medicine non

convenzionali in ambito veterinario è di esclusiva competenza del Medico

veterinario.

Questa deve essere svolta nel rispetto dei doveri e della dignità professionali e

nell’esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale,

acquisito il consenso del cliente debitamente informato.

Art. 31 Consegna di documenti – Il Medico Veterinario è in ogni caso tenuto a

rilasciare al cliente i documenti diagnostici, prescrizioni, copia della relazione

clinica e ogni documentazione ricevuta dal cliente, qualora questo ne faccia

formale richiesta e comunque al termine della prestazione.

Il Medico Veterinario può trattenere copia della documentazione, senza il

consenso del cliente, per i necessari provvedimenti di registrazione ai fini

contabili e di archivio storico4.

Art. 32 Richiesta di pagamento – Il Medico Veterinario può richiedere al

cliente l’anticipazione delle spese e il versamento di adeguati acconti sull’onorario

nel corso del rapporto e il giusto compenso al termine dell’incarico.

È consentito al Medico Veterinario concordare onorari, anche forfetari, in caso di

prestazioni continuative di consulenza ed assistenza.

Art. 33 Azioni contro la parte assistita per il pagamento del compenso – Il

Medico Veterinario può agire nei confronti del cliente moroso per il pagamento

delle proprie prestazioni professionali.

Art. 34 – Rinuncia all’assistenza – Il Medico Veterinario ha diritto di rinunciare

al contratto professionale instauratosi con il cliente, a condizione che dia un

preavviso adeguato alle circostanze e che provveda ad informarlo di quanto è

necessario fare per non pregiudicare la sanità ed il benessere dell’animale

paziente.

RAPPORTI CON PRIVATI ED ENTI PUBBLICI

Art. 35 Rapporti con la stampa – Nei rapporti con la stampa e con gli altri

mezzi di informazione il Medico Veterinario deve ispirarsi a criteri di equilibrio e

misura nel rilasciare dichiarazioni e interviste, documentandosi con le

pubblicazioni scientifiche più aggiornate in merito all’argomento, e assumendosi

la responsabilità di quanto esposto. Il Medico Veterinario deve dare

comunicazione all’Ordine di eventuali pubblicazioni non rispondenti a quanto da

lui dichiarato per gli eventuali provvedimenti di competenza.

4 Questo articolo rientra il quella nuova visione del rapporto Medico Veterinario - cliente che

trova le sue basi su un rapporto fiduciario ed allo stesso tempo trasparente e condiviso

abbandonando la visione paternalistica della medicina.

Art. 36 Divieto di uso di espressioni ed atteggiamenti sconvenienti ed

offensivi – Indipendentemente dalle disposizioni civili e penali, il Medico

Veterinario deve evitare di usare atteggiamenti ed espressioni sconvenienti ed

offensivi nell’attività professionale in genere, sia nei confronti dei colleghi che nei

confronti degli utenti.

Art. 37 Divieto di utilizzo di titoli professionali non posseduti o di titoli

inesistenti – L’iscrizione all’Albo è requisito necessario ed essenziale per

l’esercizio dell’attività professionale di Medico Veterinario.

Sono sanzionabili, anche disciplinarmente l’uso di un titolo professionale non

posseduto o l’utilizzo di titoli professionali inesistenti o non riconosciuti.

Lo svolgimento di attività professionale in carenza dei titoli necessari, o in

periodo di sospensione, costituisce anche violazione del presente Codice e come

tale sanzionabile.

Risponde dell’infrazione anche il Medico Veterinario che abbia consapevolmente

reso possibile un’attività irregolare.

Art. 38 Rapporti con arbitri e consulenti tecnici – Il Medico Veterinario deve

ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà,

nel rispetto delle reciproche funzioni.

Art. 39 Arbitrato – Il Medico Veterinario che abbia assunto la funzione di

arbitro deve rispettare i doveri di indipendenza e imparzialità.

A tal fine il Medico Veterinario non può assumere la funzione di arbitro rituale o

irrituale, né come arbitro nominato dalle parti, né come presidente, quando abbia

in corso rapporti professionali con una delle parti in causa o abbia avuto rapporti

di qualsiasi natura, tali da poterne pregiudicare l’autonomia.

In particolare dell’esistenza di rapporti professionali con una delle parti l’arbitro

nominato presidente deve rendere edotte le parti stesse, rinunciando all’incarico

ove ne venga richiesto.

In ogni caso, il Medico Veterinario deve comunicare alle parti ogni circostanza

che di fatto possa incidere sulla sua autonomia, al fine di ottenere il consenso

delle parti stesse all’espletamento dell’incarico.

Art. 40 Rapporti con i terzi – Il Medico Veterinario ha il dovere di rivolgersi

con correttezza e con rispetto nei confronti di tutte le persone con cui venga in

contatto nell’esercizio della professione.

Art. 41 – Tutela della professione – Il rispetto degli obblighi deontologici e la

tutela dell'autonomia, della libertà, della dignità e del decoro professionale sono

garantiti anche nelle convenzioni che disciplinano i rapporti tra i Medici

Veterinari liberi professionisti ed il Servizio Sanitario Nazionale, con l'intervento

della Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari e degli Ordini Provinciali

dei Veterinari. Tutti i Medici Veterinari hanno obbligo di informare l’Ordine di

appartenenza su compiti ed adempimenti richiesti dal S.S.N. che ritengono non

essere conformi al Codice Deontologico.

Art. 42 – Cointeressenza – Il Medico veterinario svolge attività professionale a

prevalente apporto intellettuale5.

Qualunque forma di cointeressenza, che condizioni la libertà intellettuale del

Medico Veterinario, costituisce violazione del presente Codice Deontologico.

Art. 43 – Tempo per l’azione – Il Medico Veterinario deve sottrarsi al cumulo

degli incarichi e delle prestazioni, quando questo possa incidere sulla qualità dei

suoi interventi.

CERTIFICAZIONI

Art. 44 – Certificazioni – Il Medico Veterinario, cui venga richiesto di rilasciare

un certificato, deve attestare ciò che ha direttamente constatato.

5 La deontologia vieta di svolgere un’altra attività, se tale attività comporta una qualsiasi

limitazione od influenza l’indipendenza intellettuale del Medico veterinario nello svolgimento

dell’attività professionale.

Art. 45 Prescrizioni – Il Medico Veterinario deve assumersi la piena

responsabilità delle prescrizioni farmacologiche effettuate, assicurandosi dello

stato di salute del paziente animale destinatario della prescrizione stessa.

ASSOCIAZIONE E SOCIETA’

Art. 46 – Associazione e Società – I Medici Veterinari iscritti all'Albo possono

associarsi nelle forme consentite dalla Legge per lo svolgimento della libera

professione, a condizione che l'associazione/società risulti da idoneo atto

sottoscritto dai contraenti. Copia di tale atto deve essere depositato presso l'Ordine

di appartenenza dei Medici Veterinari interessati e presso l'Ordine sul cui

territorio si svolge prevalentemente l’attività professionale di competenza.

RAPPORTI CON ALTRE PROFESSIONI

Art. 47 – Rapporti con altre professioni – Il Medico Veterinario, nell'esercizio

della professione, deve attenersi al principio del reciproco rispetto nei confronti

degli appartenenti alle altre categorie professionali ed a quello della salvaguardia

delle specifiche competenze; eventuali violazioni vanno segnalate all'Ordine.

PUBBLICITA’6

Art. 48 – Pubblicità – Al Medico Veterinario è consentita la pubblicità

informativa circa la propria attività professionale, indicando i titoli e le

specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché

l’onorario e i costi complessivi delle prestazioni.

6 La modifica di questa sezione e di quella successiva si è resa necessaria con l’approvazione della

Legge Bersani ed inoltre sono stati oggetto di specifico e costruttivo confronto con l’Autorità

Garante per la Concorrenza e il Mercato.

Tale concertazione si è resa necessaria anche a seguito dell’attività ispettiva svoltasi nello scorso

mese di maggio presso la Fnovi. Con la AGCM sono stati presi degli impegni che riguardano

l’abrogazione delle tariffe minime, la possibilità di fare pubblicità informativa su titoli e

La pubblicità deve essere resa secondo correttezza, trasparenza e verità, il cui

rispetto è verificato dall’Ordine provinciale.

E’ vietata ogni forma di pubblicità non palese.

ONORARI

Art. 49 – Onorari professionali – Il professionista determina con il cliente gli

onorari professionali ai sensi dell’art. 2233 del codice civile.

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 50 Norma di chiusura – Le disposizioni specifiche di questo codice

costituiscono esemplificazione dei comportamenti più ricorrenti e non limitano

l’ambito di applicazione dei principi generali espressi.

Gli Ordini provinciali dei Medici Veterinari sono tenuti a inviare ai propri Iscritti

copia del Codice Deontologico ed a promuoverne la conoscenza, anche in

funzione dell’attività istituzionale di aggiornamento e formazione.

specializzazioni professionali, caratteristiche del servizio offerto, l'onorario e i costi complessivi

delle prestazioni che dovrebbero portare ad un a possibile definizione del procedimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Codice Deontologico
Legge quadro n° 281 del 14 agosto 1991
Cani e gatti "Viaggiatori" con passaporto
Animali in condominio
Art. 638 Codice Penale
Art. 727 Codice Penale
Legge 20 luglio 2004 n° 189
Sentenze
Ordinanza 12 dicembre 2006
Ordinanza 5 luglio 2005
Ordinanza 24 dicembre 2002
Legge Regionale 21 settembre 1999 n° 86
Legge Regionale 23 gennaio 2004 n° 8 - modifiche ed integrazioni Legge Regionale 21 settembre 1999 n° 86

Cani e gatti "viaggiatori" con il passaporto

Sono sempre di più le persone che si trovano a voler, o dover, trascorrere le vacanze con il proprio cane e sono per fortuna in continuo aumento anche gli alberghi e le strutture che consentono l’accesso agli animali domestici.
Il fenomeno dell’abbandono degli animali prima delle vacanze è molto diffuso ma la legge, approvata in via definitiva al Senato l’8 luglio 2004, prevede pene e sanzioni molto più severe per chi abbandona gli amici a quattro zampe. Sbarazzarsi del proprio cane può comportare l’arresto fino ad un anno e una multa da 1.000 a 10.000 euro.

Anche gli animali però (e ovviamente i loro padroni) hanno delle leggi da rispettare. Il Regolamento CE n. 998/2003 dell’Unione europea stabilisce infatti che cani, gatti e furetti che viaggiano nei paesi dell’Unione europea devono avere un passaporto. Il documento identificativo, rilasciato dai veterinari delle Asl (Aziende sanitarie locali), è obbligatorio dal 1° ottobre 2004.

Il "passaporto" è necessario per tutelarsi dai rischi sanitari e deve contenere i dati anagrafici dell'animale, certificare tutte le vaccinazioni effettuate, in particolare l'antirabbica, e deve essere rinnovato ogni cinque anni. La foto è facoltativa mentre il documento non è obbligatorio per animali tropicali, anfibi, rettili, uccelli, roditori e conigli. Nel caso di Gran Bretagna, Irlanda e Svezia, sarà necessario anche un test immunologico di verifica degli anticorpi.

Per dimostrare che quel documento appartiene a quel determinato cane o gatto, i veterinari prima di rilasciarlo dovranno verificare che sia presente il "tatuaggio" (comunque già obbligatorio in Italia) che sarà ammesso fino al 2011. Poi diventerà necessario il "microchip indicativo", una "spia" sottocutanea che ha già sostituito il tatuaggio di riconoscimento in Veneto, Emilia Romagna e Abruzzo.

Con Decisione del 26 novembre 2003, la Commissione Europea ha stabilito un modello di passaporto in attuazione al regolamento:
il modello di passaporto deve:

 

 

LEGGE REGIONALE 23 GENNAIO 2004,    n. 8

Modifiche ed integrazioni alla L.R. 21 settembre 1999, n. 86 (Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali d'affezione)

BURA n. 1 straordinario dell’11 febbraio 2004

 

 

Art. 1

(Modifiche all'art. 3 della L.R. 21.09.1999, n. 86)

 

1. La lettera d) del comma 1 dell'articolo 3 della legge regionale 21 settembre 1999, n. 86 è sostituita dalla seguente:

"d) effettua - previa identificazione - le operazioni di anagrafe, i controlli sanitari, ivi inclusa la sierodiagnosi della leihsmaniosi, la sterilizzazione anche dei cani e gatti di proprietà, le vaccinazioni ed ogni altro intervento necessario per la cura e la salute degli animali custoditi nei canili sanitari. I cani, su espressa richiesta ed adozione dell'autorità sanitaria locale, possono essere rimessi in libertà nei luoghi abituali di stazionamento".

 

 

Art. 2

(Integrazione all'art. 16 della L.R. 21.09.1999, n. 86)

 

1. Dopo il comma 2 dell'articolo 16 della legge regionale 21.09. 1999, n. 86 è inserito il seguente:

"2 bis. Gli interventi di controllo delle nascite si effettuano tramite sterilizzazione, sui cani e gatti di proprietà, presso i servizi Veterinari di sanità animale delle Aziende Sanitarie Locali e degli altri servizi Veterinari, anche in attività libero professionale intramoenia, previo pagamento di una quota di Euro 20,00 alle casse della Aziende Sanitarie Locali".

 

 

Art. 3

(Integrazione all’art. 26 della L.R. 21.09.1999, n. 86)

 

All’art. 26 aggiungere nuovo comma 5, così formulato:

“Tutte le tipologie di ricovero, pubbliche e private, interessate dalla presente legge devono essere collocate ad una sufficiente distanza, e comunque non inferiore a 500 metri dai nuclei abitati, da insediamenti urbani, strutture sanitarie ed annonarie.

Le strutture esistenti ed operanti devono adeguarsi a tale disposizione entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. In caso di mancato rispetto, le autorità competenti dovranno emettere ordinanza di chiusura con preavviso di 90 giorni all’interessato.

 

 

LEGGE REGIONALE 21 SETTEMBRE 1999, n. 86

Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione.

BURA N. 39 DEL 13 OTTOBRE 1999

Art.1

Finalità

1. La presente legge, al fine di realizzare sul territorio regionale un corretto rapporto uomo-animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente, disciplina la tutela delle condizioni di vita degli animali da affezione, promuove la protezione degli stessi, l'educazione al loro rispetto, gli interventi per la prevenzione ed il controllo del randagismo anche nei confronti dei gatti in libertà e la realizzazione dell'anagrafe canina.

2. Sono disciplinati altresì il trasporto, la detenzione, la sterilizzazione, la prevenzione delle malattie proprie delle specie e di quelle trasmissibili agli altri animali ed all'uomo.

3. Sono vietati spettacoli, gare e rappresentazioni pubbliche e private che comportino maltrattamenti e sevizie degli animali, o che siano contrari alla loro attitudine naturale e dignità.

4. Anche l'animale morto o ucciso deve essere trattato con rispetto.

TITOLO I 

STRUTTURE SANITARIE

Art. 2

Programma di prevenzione del randagismo e costruzione di strutture di ricovero

1. Entro il termine di cui al comma 3 dell'art. 3 della legge 281/91, la Giunta regionale, sentite anche le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, adotta il programma di prevenzione del randagismo.

2. Il programma, oltre agli interventi di cui al comma 4, dell'art. 3 della legge 281/91, stabilisce annualmente i criteri di priorità nell'utilizzazione degli stanziamenti.

3. La Giunta regionale stilerà un rapporto annuale sullo stato di attuazione della presente legge.

Art. 3

Servizio Veterinario Azienda U.S.L.

1. Oltre alle normali funzioni di competenza, il Servizio Veterinario di ogni Azienda U.S.L. svolge, in attuazione della presente legge, i seguenti compiti:

a) provvede alla tenuta dell'anagrafe canina, curandone l'aggiornamento e trasmettendo, nell'ambito del Sistema Informativo Veterinario Regionale (L.R. 33/81), ogni tre mesi, una copia dell'anagrafe stessa alla Regione ed ai Comuni competenti per territorio;

b) collabora con Regione, Comuni, enti ed associazioni protezionistiche e venatorie, promuovendo o partecipando ad iniziative di informazione e di educazione rivolte ai proprietari di animali d'affezione e all'opinione pubblica in genere, da svolgere anche nelle scuole, per la protezione degli animali, il controllo delle nascite ed il non abbandono;

c) rintraccia ed avverte il proprietario del cane, avvisandolo dell'avvenuto ritrovamento e/o dell'avvenuta cattura, del luogo ove si trova e delle modalità di riscatto;

d) effettua - previa identificazione - le operazioni di anagrafe, i controlli sanitari, ivi inclusa la sierodiagnosi della leihsmaniosi, la sterilizzazione, le vaccinazioni ed ogni altro intervento necessario per la cura e la salute degli animali custoditi nei canili sanitari. I cani, su espressa richiesta ed adozione dell'autorità sanitaria locale, potranno essere rimessi in libertà nei luoghi abituali di stazionamento;

e) predispone, in caso di maltrattamenti, che gli animali siano posti in osservazione per l'accertamento delle condizioni fisiche, anche ai fini della tutela igienico - sanitaria;

f) dispone dei fondi assegnati;

g) effettua la vigilanza veterinaria sui ricoveri gestiti da associazioni, enti zoofili e da privati;

h) vigila sui professionisti convenzionati;

i) dispone ogni altro intervento che si renda necessario, ivi compreso il ricovero e la custodia dei cani non reclamati e dei quali non sia possibile la cessione a terzi;

l) effettua il controllo demografico della popolazione canina e felina vagante senza proprietario, attraverso metodi chirurgici o farmacologici scientificamente e tecnologicamente più avanzati, che tengano conto della salute degli animali.

2. La Regione, ricevuti i dati dalle singole Aziende U.S.L., attiva, nell'ambito del Sistema Informativo Veterinario Regionale, l'anagrafe regionale canina i cui dati sono pubblici e a disposizione di chiunque ne faccia richiesta.

Art. 4

Strutture di ricovero: canili sanitari e rifugi per cani e gatti, asili per cani e gatti

1. Le strutture di ricovero per cani e gatti assumono le seguenti denominazioni:

A) CANILI SANITARI: sono strutture pubbliche di ricovero di prima accoglienza realizzate e gestite dalle U.S.L. che svolgono le funzioni di custodia dei cani vaganti catturati, ritrovati e/o maltrattati nonché di isolamento e osservazione dei cani e dei gatti morsicatori. Nei canili sanitari l'assistenza veterinaria è assicurata dalla U.S.L. competente.

B) RIFUGI: sono strutture pubbliche destinate al ricovero permanente dei cani e dei gatti, realizzate e gestite da Comuni singoli o associati e dalle Comunità montane. La gestione può essere affidata mediante convenzione, ad Enti o Associazioni iscritte all'Albo regionale. Nei rifugi, l'assistenza veterinaria è assicurata dal legale rappresentante della struttura, per il tramite di un medico veterinario iscritto all'Albo, al quale è affidata la responsabilità sanitaria della struttura stessa.

C) ASILI: sono strutture private destinate al ricovero temporaneo o permanente di cani e gatti. Negli asili l'assistenza veterinaria deve essere assicurata dal proprietario attraverso un veterinario iscritto all'Albo professionale che assume l'incarico di responsabile sanitario.

2. In ogni struttura adibita a ricovero deve essere attivato, a cura del veterinario responsabile, un registro di carico e scarico delle presenze, dove vengono annotati tutti i movimenti degli animali in essa presenti.

3. Viene istituito presso il competente Servizio Veterinario del Settore Sanità della Regione Abruzzo, l'albo regionale delle strutture di ricovero. Il legale rappresentante della struttura è tenuto ad iscrivere la stessa nell'elenco del predetto Albo.

Art. 5

Caratteristiche strutturali dei ricoveri

1. I canili sanitari sono costituiti da box individuali e collettivi agevolmente lavabili e disinfettabili costruiti in conformità dei requisiti e delle caratteristiche di cui all'allegato A della presente legge.

2. I rifugi e gli asili per cani e gatti sono realizzati in conformità dei requisiti e delle caratteristiche strutturali di cui all'allegato A della presente legge.

3. La Giunta regionale - tenuto conto del progresso tecnico-scientifico - con proprio atto deliberativo può modificare l'allegato A per adeguarlo alle mutate esigenze.

Art. 6

Criteri per la gestione dei canili

1. Dopo la cattura o il ritrovamento, i cani possono essere ricoverati esclusivamente presso i canili sanitari dove vengono sottoposti a visita veterinaria, al trattamento contro la idatidosi, prelievo di sangue per la sierodiagnosi della leihsmaniosi, eventuale immunizzazione e/o terapia, identificazione, eventuale sterilizzazione chirurgica. Di ogni ricovero sarà fatta menzione nel registro di carico e scarico a cura del veterinario responsabile della struttura.

2. Nei rifugi per cani possono essere introdotti esclusivamente animali provenienti dai canili sanitari opportunamente identificati, tatuati, vaccinati e sterilizzati. Di ogni movimentazione deve essere fatta menzione sul registro di carico e scarico a cura del responsabile della struttura.

3. Negli asili per cani possono essere ricoverati animali non provenienti dalle strutture di cui ai commi precedenti, solo se si tratta di soggetti regolarmente iscritti all'anagrafe e identificati. All'atto del ricovero i cani devono essere sottoposti al trattamento contro la idatidosi ed al prelievo del sangue per la sierodiagnosi della leihsmaniosi. Di ogni movimentazione deve essere fatta menzione sul registro di carico e scarico a cura del responsabile della struttura.

4. Nei canili sanitari deve essere previsto un orario almeno bisettimanale di apertura al pubblico. Durante detto orario, deve essere presente personale veterinario. Nei rifugi e negli asili l'orario di apertura al pubblico deve essere quotidiano.

Art. 7

Pronto soccorso veterinario

1. I canili sanitari sono dotati di un servizio con reperibilità permanente di pronto soccorso, preposto ad interventi di tipo clinico, chirurgico o di soppressione eutanasica.

2. Di ogni intervento dovrà essere redatto relativo referto, da annotare su apposito registro.

TITOLO II 

STRUTTURE COMMERCIALI ED AMATORIALI

Art. 8

Allevamenti commerciali, centri di vendita, centri di addestramento e pensioni per gli animali di affezione domestici

1. Chiunque intenda procedere all'allestimento, a fini commerciali, di allevamenti, centri di vendita, centri di addestramento o pensioni per gli animali di affezione domestici deve, nel rispetto delle vigenti norme, farne preventiva richiesta scritta alla ASL competente.

2. I competenti servizi della ASL, valutata la conformità degli ambienti, delle strutture e delle attrezzature dell'attività in corso di allestimento alle vigenti norme in materia di igiene, sanità pubblica, allevamento di animali ed alle norme della presente legge, formulano un parere scritto per il rilascio agli interessati, da parte dell'autorità comunale competente, dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività in questione.

3. I titolari degli esercizi commerciali e delle attività di cui al comma 1 devono tenere un registro di carico e scarico degli animali.

Art. 9

Allevamenti amatoriali

1. Si definisce allevatore amatoriale chi non esercita a titolo esclusivo o principale l'attività di allevamento e commercio di cani.

2. I canili amatoriali sono costituiti da box costruiti con materiali atti a soddisfare le esigenze igieniche ed essere facilmente disinfettabili.

3. I box singoli devono avere una superficie minima di mq. 4 e deve essere prevista una copertura tale da creare sufficiente riparo ed ombreggiatura.

4. Il pavimento deve essere costruito con pendenza idonea onde consentire il deflusso delle acque di lavaggio e munito di griglia di scolo nel caso in cui non vi sia autorizzazione allo spandimento.

TITOLO III 

ANAGRAFE CANINA E CONTROLLO POPOLAZIONE CANINA E FELINA

Art. 10

Anagrafe del cane

1. Su tutto il territorio regionale, presso ogni Azienda U.S.L., è applicata l'anagrafe canina. Il proprietario, o il detentore a qualsiasi titolo dell'animale, residente in Abruzzo, è tenuto a notificare al Servizio Veterinario dell'Azienda U.S.L. competente territorialmente per l'iscrizione all'anagrafe, entro il termine di tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il possesso di cani di età superiore ai 4 mesi, e, in seguito, entro 15 giorni dal raggiungimento di tale età o dell'inizio del possesso stesso, indicandone in quest'ultimo caso la provenienza. Dovrà, inoltre, notificare il parto di cagne, a qualsiasi scopo detenute, entro 120 giorni dal parto stesso, con l'indicazione del numero dei nati, del sesso degli stessi, del numero di morti e della destinazione dei cuccioli.

2. All'atto di iscrizione all'anagrafe verrà compilata apposita scheda, utilizzando i modelli di cui alla direttiva di attuazione dell'ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 52 del 13.6.1986 e successive modifiche. La scheda verrà utilizzata anche per la registrazione degli interventi di profilassi e di polizia veterinaria eseguiti sull'animale. Nella redazione della scheda dovranno inoltre essere specificati taglia, colore del mantello, eventuali segni particolari e fotografia.

3. Copia della scheda deve essere consegnata al proprietario o al detentore e deve seguire il cane nei trasferimenti di proprietà o detenzione.

4. Il proprietario o detentore è tenuto a comunicare all'Azienda U.S.L. entro trenta giorni l'eventuale cambio di residenza.

5. In caso di violazione dell'obbligo di iscrizione del cane all'anagrafe, oltre alle sanzioni di cui al punto 2, art. 5, della legge 281/91, il Sindaco, a cui il verbale di accertamento dell'infrazione è trasmesso dagli organi di vigilanza entro cinque giorni dalla contestazione del fatto all'interessato, dispone l'iscrizione d'ufficio.

Art. 11

Codice di riconoscimento

1. Il cane iscritto all'anagrafe è contrassegnato da un codice di riconoscimento impresso mediante inoculazione di un microprocessore sottocutaneo effettuata sulla faccia sx del collo, alla base del padiglione auricolare. Il microprocessore deve contenere in memoria un codice alfanumerico che possa essere evidenziato da apposito lettore, deve inoltre, contenere in sigla l'indicazione della ASL di riferimento.

2. Le tecniche impiegate per l'inoculazione devono essere tali da evitare sofferenza all'animale.

3. Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale emana apposita direttiva, indicando le caratteristiche del microchips e delle schede segnaletiche individuate da utilizzarsi per l'iscrizione dei singoli animali, alle quali dovranno uniformarsi le ASL della Regione.

4. Ai fini della presente legge è riconosciuto valido il tatuaggio effettuato per effetto dell'iscrizione ai libri genealogici di razza tenuti dall'ENCI.

5. I tatuaggi effettuati fino all'adozione del codice di riconoscimento impresso mediante microprocessore sottocutaneo restano validi.

6. I dati concernenti i cani iscritti all'anagrafe devono essere comunicati alle associazioni protezionistiche e venatorie che ne facciano richiesta.

Art. 12

Trasferimento, smarrimento o morte del cane

1. I proprietari, o i detentori a qualsiasi titolo del cane, debbono segnalare al Servizio Veterinario dell'Azienda U.S.L. di competenza, i mutamenti nella titolarità della proprietà o nella detenzione o lo smarrimento o la morte dell'animale.

2. La segnalazione, in caso di smarrimento o morte deve avvenire per iscritto entro 5 giorni dall'evento. Nel caso di scomparsa, dal luogo in cui è custodito, di un cane di indole aggressiva, la segnalazione va effettuata immediatamente con qualunque mezzo. In caso di mutamento della titolarità della proprietà o della detenzione, la segnalazione deve avvenire per iscritto entro il 15ø giorno dell'avvenuta cessione dell'animale.

3. Nel caso di mutamento della residenza del proprietario o del detentore, ovvero di trasferimento della proprietà o della detenzione, il cane deve essere reiscritto presso l'anagrafe dell'Azienda U.S.L. competente per territorio, con il codice ad esso già attribuito.

4. La disposizione di cui al precedente 3ø comma si applica anche ai cani provenienti da altre regioni in cui è istituita l'anagrafe canina e che sono identificati con codice ad essi impresso.

5. Il proprietario o detentore a qualsiasi titolo di animale già tatuato in altra regione, dimorante temporaneamente in Abruzzo per un periodo superiore a 60 giorni, è tenuto a comunicare gli estremi di identificazione, anche telefonicamente, al competente Servizio Veterinario.

6. Gli esercenti il commercio di cani debbono iscrivere all'anagrafe canina i cani acquisiti, entro 15 giorni dall'inizio della loro detenzione e comunque prima della vendita; devono inoltre comunicare al servizio veterinario competente i dati anagrafici e la residenza dell'acquirente entro 20 giorni dalla vendita. I dati di cui sopra debbono risultare nel registro di carico e scarico vidimato dal Servizio veterinario e tenuto a disposizione del personale di vigilanza presso i locali nei quali si esercita l'attività.

7. Gli animali suddetti all'atto della vendita devono essere muniti a cura del venditore di libretto sanitario dal quale risultino le periodiche vaccinazioni, i trattamenti effettuati contro i parassiti intestinali, nonché gli accertamenti diagnostici per la leihsmaniosi.

Art. 13

Abbandono degli animali

1. E' vietato a chiunque l'abbandono dei cani, gatti e qualsiasi altro animale comunque detenuto.

2. Sono considerati abbandonati i cani diventati abitualmente vaganti.

3. La soppressione eutanasica degli animali da affezione può essere effettuata su richiesta del proprietario e per fondati motivi di ordine sanitario e/o sociale, ad opera di un medico veterinario il quale è tenuto a comunicare al Servizio Veterinario dell'Azienda U.S.L. competente, le motivazioni che hanno resa necessaria la soppressione. Il Servizio Veterinario dell'Azienda U.S.L. provvede ai successivi aggiornamenti anagrafici.

4. Il proprietario o detentore a qualsiasi titolo degli animali di cui al comma 1, nel caso in cui per gravi motivi sia impossibilitato a tenere presso di sé l'animale può chiedere al Sindaco del Comune di residenza l'autorizzazione a consegnare l'animale al rifugio previo periodo di osservazione presso il canile sanitario. Nella domanda dovranno essere indicate le cause che impediscono la detenzione del cane. Il Sindaco si pronuncia entro 30 giorni, in caso di mancata risposta entro il suddetto termine, l'istanza si intende accolta.

Art. 14

Cattura, custodia e ricovero degli animali

1. Le autorità di PS, il CFS, gli agenti di polizia urbana, i servizi sanitari, le guardie zoofile volontarie, le associazioni venatorie, gli enti e le associazioni zoofile animaliste e protezioniste devono segnalare la presenza di cani vaganti, randagi o inselvatichiti alla ASL competente, la quale predispone gli interventi necessari per la loro cattura in collaborazione con i Comuni e le Comunità Montane nel cui territorio è avvenuta la segnalazione e che sono tenuti ad organizzare idonee forme di rifugio o asilo in forma singola o associata, direttamente o in convenzione.

2. I cani vaganti senza controllo sono catturati dal Servizio Veterinario della ASL competente con metodi non lesivi all'animale.

3. Allorché la cattura dei cani vaganti inselvatichiti non sia possibile e vi sia comprovata pericolosità per l'uomo, per la fauna selvatica e per il patrimonio zootecnico il Servizio Veterinario della ASL provvede anche ricorrendo ad opportune convenzioni al loro abbattimento utilizzando metodologie e mezzi tali da infliggere la minor sofferenza possibile agli animali, previa ordinanza del Sindaco ai sensi dell'art. 38 della legge 142/90.

4. Chiunque detiene un animale da affezione o accetta di occuparsene è responsabile della sua riproduzione, nonché della custodia, della salute e del benessere della prole.

5. I cani catturati o ritrovati, regolarmente registrati, vanno restituiti al proprietario o detentore, previo pagamento delle spese di soggiorno.

6. Le spese di custodia e mantenimento ed eventuali cure dell'animale sono, in ogni caso, a carico del proprietario o detentore. Le tariffe giornaliere sono determinate con apposito provvedimento di Giunta regionale entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente legge.

7. La decorrenza del periodo di custodia ha inizio dal momento del ritrovamento dell'animale iscritto all'anagrafe e tatuato, e, negli altri casi, dal momento della cattura.

8. Gli animali senza proprietario ricoverati nei canili sanitari, nei rifugi e negli asili, devono essere affidati ad Associazioni o a privati che ne facciano richiesta. Gli animali ricoverati nei canili sanitari, sprovvisti di tatuaggio e non reclamati entro 15 gg., dopo essere stati sottoposti ad osservazione sanitaria e a tutti gli altri adempimenti previsti dalle leggi vigenti, possono essere affidati temporaneamente e gratuitamente a privati che diano garanzia di buon trattamento, ad enti o associazioni protezionistiche. Se non reclamati entri i successivi 45 gg. diventano di proprietà degli affidatari. Gli animali ricoverati nei canili sanitari, sprovvisti di tatuaggio e non reclamati né richiesti in adozione, trascorso il periodo di osservazione sanitaria devono essere inoltrati al rifugio del comune in cui gli stessi sono stati catturati. Gli animali ricoverati nei rifugi e negli asili devono essere ceduti ad associazioni o privati che ne facciano richiesta e che diano garanzia di buon trattamento.

9. All'atto dell'affidamento definitivo deve essere consegnato al detentore apposito certificato sanitario. Su richiesta dei privati - definitivi affidatari dei cani ospitati nei canili sanitari - la USL provvede gratuitamente alla sterilizzazione.

10. I cani ospiti delle strutture di ricovero possono essere soppressi, in modo eutanasico, soltanto se gravemente malati, incurabili, di comprovata pericolosità e/o aggressività. La decisione spetta unicamente al veterinario responsabile della struttura il quale, per ogni soppressione, è tenuto a redigere il relativo referto da inserire nel registro di cui al comma 3 del precedente art. 4.

11. E' fatto divieto a chiunque di cedere animali, ospiti delle strutture di ricovero, a qualunque ente che effettui esperimenti su animali o pratichi la vivisezione.

12. La cattura dei cani vaganti, randagi o inselvatichiti o l'abbattimento dei cani inselvatichiti di cui al comma 3 del presente articolo, possono essere effettuati esclusivamente da soggetti pubblici, ovvero privati competenti convenzionati con i comuni e comunità montane interessati, autorizzati dalla Giunta regionale su indicazioni fornite dai Servizi Veterinari delle ASL.

Art. 15

Controllo delle nascite, delle malattie e profilassi

1. Le Aziende U.S.L. promuovono ogni iniziativa finalizzata al controllo delle nascite, ai fini della sterilizzazione dei cani, tramite i propri servizi veterinari o mediante convenzioni con veterinari liberi professionisti. Le Aziende suddette promuovono inoltre, campagna di prevenzione, di focolai individuati, delle zoonosi infettive contagiose e dei prelievi per la sierodiagnosi della leihsmaniosi. Possono altresì erogare presìdi medico-chirurgici a fini profilattici e terapeutici, in forma gratuita.

Art. 16

Protezione dei gatti in libertà

1. La tutela dei gatti che vivono in libertà è attuata dalle U.S.L. ai sensi dei commi 7 e seguenti, art. 2, legge 281/91.

2. L'Azienda U.S.L., anche avvalendosi della collaborazione delle associazioni protezionistiche o di privati cittadini, vigila sulle colonie feline urbane, attua i trattamenti di profilassi e di cura che dovessero rendersi necessari, nonché interventi di controllo delle nascite.

3. I gatti senza proprietario possono essere soppressi soltanto se gravemente ammalati ed incurabili con le modalità di cui al comma 8 del precedente art. 12.

TITOLO IV 

PROTEZIONE DEGLI ANIMALI ED ISTITUZIONE DELL'ALBO REGIONALE DELLE ASSOCIAZIONI PROTEZIONISTICHE

Art. 17

Misure di protezione

1. Chiunque possieda o detenga animali da affezione, a qualunque titolo, è obbligato a provvedere ad un trattamento adeguato alla specie, al mantenimento ed alla nutrizione degli stessi.

2. I cani devono disporre, anche se legati con catena, di uno spazio sufficiente, non inferiore a mq. 6.00 per i cani di grande taglia, mq. 4 per i cani di taglia media e mq. 2 per i cani di taglia piccola fornito di struttura idonea a ripararli dalle condizioni atmosferiche e tale da consentire un adeguato movimento, che permetta il raggiungimento del riparo e del contenitore dell'acqua e la possibilità di accovacciarsi.

3. Ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 31.3.1979, il Sindaco vigila sull'osservanza delle predette misure di protezione, anche avvalendosi delle guardie zoofile, di cui al successivo art. 21.

Art. 18

Affidamento degli animali maltrattati

1. Oltre alle sanzioni previste dall'art. 5, legge 281/91, nel caso siano accertati maltrattamenti tali da denotare, da parte del proprietario, la noncuranza dei doveri connessi alla custodia e alla cura degli animali, il Sindaco, a cui il relativo verbale di accertamento viene inoltrato senza ritardo dall'organo accertatore, dispone con immediatezza, fatte le eventuali verifiche e sentito l'interessato che ne abbia fatto richiesta, l'affidamento in via cautelare dell'animale alle strutture di ricovero di cui alla presente legge.

2. Le spese di custodia e delle eventuali cure effettuate all'animale sono a carico del proprietario, qualora sia accertata la fondatezza della contestazione.

3. Il provvedimento viene revocato e l'animale viene restituito, qualora si riveli l'infondatezza della contestazione, o qualora vengano comunque date assicurazioni di buon trattamento, nel rispetto delle finalità della presente legge, a condizione che non ricorrano ipotesi di recidiva specifica.

Art. 19

Trasporto di animali

1. Il trasporto degli animali da affezione, da chiunque sia effettuato e per qualunque motivo, deve avvenire in modo adeguato alla specie, con esclusione di ogni sofferenza. Tale norma si applica a tutte le fasi del trasporto, comprese quelle di eventuale sosta o stazionamento.

2. Le modalità di trasporto devono essere tali da proteggere gli animali da intemperie o lesioni e consentire altresì l'ispezione e la cura degli stessi. La ventilazione, la temperatura e la cubatura devono essere adeguate alle condizioni di trasporto ed alle specie animali trasportate.

3. I mezzi utilizzati per il trasporto di cani da parte di esercenti il commercio, nonché i mezzi utilizzati per il trasporto dei cani catturati, debbono essere autorizzati dall'Autorità sanitaria competente su parere del Servizio Veterinario dell'Azienda U.S.L..

Art. 20

Promozione educativa - corsi di formazione

1. La Regione promuove, con la collaborazione delle province, dei comuni, dei servizi veterinari delle Aziende U.S.L., dei Provveditorati agli Studi e dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, degli ordini professionali dei medici veterinari, e delle associazioni per la protezione degli animali e associazioni venatorie, programmi di informazione e di educazione al rispetto degli animali ed alla tutela della loro salute, al fine di realizzare sul territorio un corretto rapporto uomo-animale.

2. La Regione, altresì istituisce, in collaborazione con Province, Associazioni ed Ordini professionali dei medici veterinari, Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, corsi di formazione e di aggiornamento per guardie zoofile e di riqualificazione professionale del personale dei Servizi Veterinari delle Aziende U.S.L..

3. La Regione finanzia altresì progetti specifici, tesi a pubblicizzare e a propagandare i contenuti della presente legge.

Art. 21

Istituzione albo regionale delle associazioni per la protezione degli animali

1. E' istituito presso il Settore Sanità della Giunta regionale un albo regionale, al quale possono essere iscritte le Associazioni per la protezione degli animali, costituite per atto pubblico, operanti nella Regione, che ne facciano richiesta.

2. Per l'iscrizione all'albo delle associazioni, occorre fare riferimento all'apposito disciplinare predisposto dalla Giunta regionale.

3. Ai fini dell'iscrizione all'albo, le associazioni, di cui al precedente comma, dovranno presentare domanda scritta corredata di copia dell'atto costitutivo e dello statuto, da cui risultino le finalità dell'associazione e l'assenza di scopo di lucro.

4. La domanda dovrà essere indirizzata al Presidente della Giunta regionale, che comunicherà alle Associazioni interessate l'accoglimento o il diniego della domanda stessa entro trenta giorni dal ricevimento della stessa.

5. All'albo sono altresì iscritte a richiesta, e senza ulteriore istruttoria, le associazioni nazionali che abbiano per fine statutario gli obiettivi perseguiti dalla presente legge e che operino, con strutture periferiche, in almeno cinque regioni.

Art. 22

Servizio sostitutivo civile

1. Per lo svolgimento della loro attività, le associazioni protezionistiche e venatorie potranno avvalersi anche di giovani, iscritti nelle liste di leva, che intendono ottenere il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e del servizio civile sostitutivo.

2. Il servizio sostitutivo civile nell'attività di guardia zoofila dovrà avvenire previa convenzione.

3. Le Aziende U.S.L. potranno avvalersi del personale di cui al comma 1 con le medesime modalità ivi contemplate.

TITOLO V 

VIGILANZA E SANZIONI

Art. 23

Organi di vigilanza

1. Salve le attribuzioni degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, alla vigilanza sull'osservanza delle disposizioni della presente legge sono preposti i corpi della polizia municipale, nonché gli organi di vigilanza di cui dispongono province ed ASL.

2. Per l'esercizio delle funzioni di tutela e vigilanza, possono essere utilizzate guardie zoofile volontarie con la qualifica di guardia giurata ai sensi del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con R.D. 18.6.1931, n. 773.

3. Per ottenere la qualifica di cui al comma 2, i soggetti interessati devono frequentare con esito positivo uno speciale corso di addestramento con esame di idoneità, istituito dalla Giunta regionale e attuato dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai Servizi Veterinari delle ASL e dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise o promosso dalle associazioni protezionistiche, previa autorizzazione della Giunta regionale.

4. Le guardie zoofile volontarie si qualificano esibendo un tesserino con fotografia rilasciato dal Presidente della Giunta regionale su richiesta dell'interessato. Il tesserino deve contenere, oltre alle generalità, gli estremi del provvedimento prefettizio di riconoscimento della qualifica di guardia zoofila e la durata della validità.

5. Le guardie zoofile volontarie esercitano l'attività di cui al comma 1 nell'ambito di tutto il territorio provinciale.

6. Le guardie zoofile volontarie, prima di accertare le infrazioni alla presente legge, hanno l 'obbligo di qualificarsi esibendo il tesserino di riconoscimento.

7. Nel caso di immediata contestazione, le guardie zoofile volontarie redigono verbale di accertamento delle violazioni, a norma della legge 689/81, e lo trasmettono al sindaco del comune nel cui territorio è stata accertata l'infrazione, informandone contestualmente i servizi veterinari delle Aziende U.S.L.. Le guardie zoofile che all'entrata in vigore della presente legge sono già in possesso dell'apposito tesserino rilasciato dal Presidente della Giunta regionale, devono adeguarsi entro un anno a quanto previsto dai precedenti commi 1 e 2.

Art. 24

Sanzioni amministrative

1. Per le violazioni alle norme di cui all'art. 13, comma 1 della presente legge si applica la sanzione amministrativa da £. 300.000 (trecentomila) a £. 1.500.000 (unmilionecinquecentomila). Per le violazioni alle altre norme, non sanzionate ai sensi dell'art. 5 della legge 281/91, si applica la sanzione amministrativa da £. 100.000 (centomila) a £. 300.000 (trecentomila).

2. Per l'accertamento, la contestazione ed il pagamento delle sanzioni amministrative, di cui al comma precedente, si applicano le disposizioni della L.R. 47/84.

TITOLO VI 

PROVVIDENZE PER I DANNI PROVOCATI DA CANI RANDAGI O INSELVATICHITI

Art. 25

Indennizzo per danni causati da cani randagi o inselvatichiti

1. La Regione indennizza le aziende agricole e zootecniche per le perdite di capi di bestiame, causate da cani randagi o inselvatichiti, ed accertate dal Servizio Veterinario dell'Azienda U.S.L., d'intesa con gli Ispettorati Ripartimentali delle Foreste.

2. I criteri e le modalità per l'accertamento, la valutazione e la liquidazione dei danni saranno determinate con apposito provvedimento della Giunta regionale.

3. L'indennizzo per le perdite di capi di bestiame può comunque essere erogato solo nel caso in cui il bestiame sia allevato in ottemperanza alle prescrizioni di massima di Polizia Forestale, vigenti nelle singole province.

Art. 26

Norme transitorie e finali

1. Ai fini dello svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, le Aziende U.S.L., fino a quando non dispongano delle necessarie strutture sanitarie e di sufficiente ed idoneo personale, potranno ricorrere a convenzioni con strutture private e con personale esterno, anche sanitario, di comprovata esperienza nel settore.

2. In sede di prima applicazione, i proprietari o detentori di cani devono provvedere all'iscrizione dei propri animali all'anagrafe canina entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

3. La Regione promuoverà misure atte a risolvere il problema della fecalizzazione urbana nonché della presenza di animali sinantropici, a tutela dell'igiene pubblica e della prevenzione delle antropozoonosi.

4. Le strutture di ricovero autorizzate alla data di entrata in vigore della presente legge dovranno adeguare entro il termine di mesi 18, le caratteristiche strutturali secondo quanto previsto nell'allegato A della presente legge.

Art. 27

Norma finanziaria

1. Per l'applicazione della presente legge l'onere è valutato, presuntivamente per l'anno 1999, in £. 58.000.000.

2. La copertura finanziaria è assicurata mediante utilizzazione di quota parte della partita n. 5 dell'elenco n. 3 allegato al bilancio per l'esercizio 1999.

3. Nello stato di previsione della spesa del bilancio per l'esercizio in corso è istituito ed iscritto il Cap. 81419 nel Sett. VIII, Tit. I, Ctg. IV denominato: "Spesa per l'attuazione delle norme sul controllo del randagismo".

4. Per gli esercizi 2000 e 2001 la copertura finanziaria sarà assicurata con le risorse complessivamente indicate nel Sett. VIII, Tit. I, Ctg. IV.

5. I fondi nazionali di cui all'art. 8 della legge 281/91 confluiscono sul Cap. 23125 delle entrate previste dalla Regione ed affluiscono sul corrispondente capitolo di spesa n. 71582.

Art. 28

Abrogazione

1. La L.R. 15/92 è abrogata.

Art. 29

Urgenza

 

1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo.